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Editor o redattore?

Prima che esistesse un editor di nome Lish e un simpatico compagno di bevute detto Carver, in Italia la persona che si occupava di curare i testi per conto dell’editore si chiamava redattore. Redattore, per esempio, era Calvino all’Einaudi e Buzzati al Corriere della sera.

Dopo Lish, invece, anche se ti fa schifo il modo di scrivere di Carver, tanto per darsi un tono molti hanno pensato bene di farsi chiamare editor, all’americana, che fa più mistero di quel misero redattore alla latina, che deriva da redigere, cioè raccogliere, ordinare, che non sono certo azioni di cui ci si possa vantare in società. Invece editor, che suona bene quasi come editore, dà l’illusione di poter dire la propria su un testo di Saviano, Camilleri o Baricco. E sentirsi un po’ creativi come loro.

Oggi, grazie anche alla moda della scrittura creativa, sono stati tutti definitivamente promossi al rango di editor, anche chi fa le pulizie nell’ufficio diritti delle case editrici. Ragion per cui diventa difficile distinguere quei redattori che raccolgono, ordinano, impaginano i testi da altri che addirittura li manipolano, li plasmano, li trasformano in best seller.

Per esempio, si dice che uno che si inventa i testi, e forse anche gli scrittori, sia Antonio Franchini. Sarà di certo vero, perché Franchini stesso dice che di editor come lui in Italia ce ne saranno sì e no dieci. E poiché non ho ragione di non credere a Franchini, direi che tutti quelli che non entrano nella top ten di Franchini sarebbe meglio chiamarli semplicemente redattori. Che a me pare anche più dignitoso e carico di tradizione editoriale e anche di azioni precise e misurabili sul testo. Redattore: gente che per lavoro – quando il lavoro c’è, ovviamente – raccoglie le pagine e le ordina. Basterebbe questo per pubblicare testi pubblicabili. Nel frattempo che gli autori imparino a scrivere testi tanto buoni in partenza da non aver bisogno d’altro che di raccoglierli e ordinarli per la stampa. Perché di editor alla Franchini ce ne sono sì e no dieci, come ho già detto, e non possono certo fare tutto quei dieci. Non vorrete mica ricorrere agli editor freelance, che non si sa né per chi lavorino né che cosa facciano (assistenza psicologica, presumo).

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La variante dell’editor

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«Negli Stati Uniti, gente che ha creato Tom Wolfe e Raymond Carver, da noi variante del correttore di bozze con qualche scatto aziendale in più».

Luigi Mascheroni

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Tra un racconto d’amore e un comunicato stampa

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Mi sono appena lasciato alle spalle il buondì di Mozzi, e due pagine dopo mi imbatto nelle sue basse origini editoriali. Per sua stessa ammissione, viva la sincerità, «in gioventù ho lavorato sette anni nell’ufficio stampa della Confartigianato Veneto, cominciando col rispondere al telefono e copiare in bella i testi, e lì alcuni giornalisti bravi e generosi mi hanno insegnato molte cose. Tra un racconto d’amore e un comunicato stampa sulle norme igieniche nella produzione del gelato c’è una bella differenza; ma la tecnica che ci sta sotto, vi piaccia o no, è sempre quella».

Mi chiedo in quanti, con aspirazioni letterarie, accetterebbero di lavorare per sette anni al comunicato stampa sulle norme igieniche del gelato; di rispondere al telefono e copiare in bella i testi, mansioni apparentemente di bassa manovalanza editoriale.

Eppure, piaccia o non piaccia, la tecnica è la stessa. E la tecnica è ciò che di solito manca all’aspirante scrittore intento al suo esordio-capolavoro, ma incapace di scrivere un comunicato stampa appena decente, o anche solo un post sul suo blog letterario che sia scorrevole nella lettura.

Purtroppo la scrittura è un’attività da valutare in blocco, e per giunta poco democratica. L’eccellenza nella precisione linguistica, nell’immaginazione comunicativa, nell’ordine in cui disporre gli argomenti lungo il testo, è il comun denominatore di ogni genere di scrittura. E non si distribuisce equamente tra gli scriventi. Non possiamo farci nulla: quest’eccellenza, o c’è tutta o manca del tutto.

Sarò sincero: un bravo scrittore e un blogger mediocre non li ho mai incontrati nella stessa penna. Né grandi saggisti che al contempo fossero giornalisti di quart’ordine. Quando scrivi sei l’unico responsabile di tutto quello che il lettore trarrà dal tuo comunicato stampa, dal post del blog, dall’articolo sul giornale, dall’incipit del tuo romanzo. Non esiste linea di confine tra scrittura alta e bassa, perché la tecnica le impregna entrambe fino al midollo. Tutto o niente, sempre. Che piaccia o che non piaccia.

 

 

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Meno di dieci

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«Se devo dire come si fa a fare l’editor di narrativa italiana (ma il discorso vale anche per quella straniera), non posso farlo, rifiuto la domanda, perché il lavoro che faccio io lo fanno dieci persone in Italia. Ora tu spiegami che statuto ci può essere per un lavoro che fanno dieci persone in Italia, spiegami che senso ha dire come e qual è il percorso per arrivare…».

Antonio Franchini

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Da beta-lettore a lettore

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Vi ho già parlato, scherzosamente, del beta-lettore. Resta il fatto che in casa editrice, soprattutto in quelle serie, i lettori esistono. Sono dei collaboratori esterni, amanti della lettura e che forse aspirano a lavorare in futuro per l’editore, e che offrono, qualche volta anche a pagamento, la propria capacità di valutare un inedito che giunge in redazione, per una prima scrematura.

Per chi volesse un giorno provare a bussare in casa editrice, offrendosi per questo servizio, che tra l’altro è il primo passo nella lunga anticamera che conduce verso la porta dell’editor, eccovi alcune delle considerazioni «obbligatorie» che il lettore deve includere nella famosa scheda di lettura, la valutazione scritta da consegnare all’editore per ogni libro letto.

Esercitatevi con i vostri beta-scrittori e gradualmente le schede di lettura diventeranno la vostra seconda pelle. Gli aspiranti scrittori vi malediranno per i giudizi che elargirete, ma voi potrete definirvi lettori professionisti, quindi stronzi.

 

Trama
Un breve riassunto dell’intreccio. Serve per dimostrare che il libro l’avete letto fino in fondo, senza addormentarvi. Quattro righe di trama sono sufficienti.

Personaggi
Elenco dei personaggi principali (si spera non sia un romanzo russo stile primo Ottocento) con descrizioni riportate dall’originale e segnalazione della pagina da cui sono tratte.

Luoghi e tempi della narrazione
Ambientazione della vicenda riferita sia ai luoghi sia ai tempi. Anche questo aspetto del romanzo va segnalato con precisione: citazioni tratte dal testo e pagina della citazione.

Punto di vista della narrazione
Poche righe sul punto di vista della storia, sperando che non sia il romanzo scritto da un ubriaco secondo il punto di vista di un protagonista ubriaco.

Stile
Un breve commento sulle caratteristiche principali della scrittura. Ahimè, vanno evidenziate soprattutto le pecche stilistiche, se esistono. Di solito esistono e sono lampanti, solo l’autore non è in grado di vederle.

Valutazione finale
Se tutto ciò che precedeva dovrebbe essere comunicato all’autore in modo oggettivo, impersonale, in questa parte della scheda entrate in gioco voi. Scrivete le vostre impressioni sul libro, e cercate anche di immaginarvi in quale genere letterario si colloca l’opera: uno scrittore alla prima esperienza potrebbe essere convinto di avere scritto un giallo alla Scerbanenco, mentre voi che lo leggete avete l’impressione di sfogliare un romanzo intimista con qualche elemento tipico dei gialli.
Lo scrittore vi manderà a quel paese, ma voi gli avrete dato una valutazione di mercato ottima per troncare un’amicizia.

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Norme redazionali, che passione!

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Mi sono capitate tra le mani le norme redazionali per un libro. A questo proposito, leggo spesso nei blog di come dovrebbero esser redatti formalmente i dialoghi, se usare o no virgolette alte o basse, corsivi, tondi, neretti, d eufoniche e compagnia bella.
Per esempio, io seguo le mie norme redazionali per il blog, che cerco di rispettare il più possibile in tutto ciò che scrivo e commento. Non si tratta di applicare un modello oppure un altro, vanno tutti bene. L’importante è curare la coerenza interna del testo, primo passo verso la pubblicazione corretta e professionale di un qualsiasi progetto editoriale.

Quelle che seguono sono le norme di redazione per un progetto relativamente semplice. E voi, quando pensate ai testi del vostro blog, o del libro a cui state lavorando, tenete conto dell’uniformazione formale del testo?

 

Titoli e numerazioni varie

Livelli di titolo: 1 Capitolo (numerato con punto) – Paragrafo (non numerato, bold, corpo +, riga bianca)  – Sottoparagrafo (non numerato, bold, corpo testo, senza rigo bianco)

Note a piè di pagina: ricomincia la numerazione a ogni capitolo e all’interno dei singoli box.

Figure e grafici vari: non sono numerati.

 

Stili e formattazioni

Stile bibliografie: Rossi, A., Titolo del libro, Milano, Casa editrice, 1995.

Sigle: in maiuscolo/minuscolo se nomi propri (Rcs, Utet, Aie ecc.); in minuscolo/minuscolo se nomi comuni (html, co.co.pro ecc.); eventuale scioglimento in corsivo M/m (Lim, Lavagna Interattiva Multimediale).

Siti web tra < >.

Numeri: migliaia sempre con puntino: 5.000 e 50.000

Parole straniere: praticamente tutte in tondo. In corsivo solo se da evidenziare in qualche modo, altrimenti in tondo.

Virgolette caporali per riportare discorso diretto o citazione da testo.

Nomi propri in tondo (case editrici, studi, siti web ecc.).

 

Altre scelte editoriali

sia… sia (preferibile a sia… che)

per esempio (senza abbreviazioni)

ecc. NON preceduto da virgola.

Parole straniere tutte invariabili: le royalty (pl. invar., in tondo)

d eufonica solo davanti a vocale uguale (ed ecco, e andare; ad andare, a ognuno)

paese e stato sempre minuscoli.

 

Grafie

ebook

e-commerce

Web (M/m) quando sostantivo (il Web è vasto; cercare sul Web)

web (m/m) quando aggettivo o parte di parole composte (web content, web editor ecc.)

Internet (M/m)

online (unito)

offline (unito)

self-publishing (tondo e con trattino)

print on demand (staccato e tondo)

 

N.B. La casa editrice minimum fax è sempre in minuscolo (a meno che sia dopo punto fermo o a inizio riga).

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Sostiene l’editor

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Nella sua piccola casa editrice, piccola rispetto all’editoria nel suo complesso ma di livello nazionale nel suo specifico segmento di mercato, sostiene l’editor che si tiene in poco o in nessun conto l’invio di manoscritti da parte degli aspiranti scrittori.
Poiché quasi tutto il catalogo della casa editrice riguarda la saggistica, sostiene inoltre che è del tutto inutile spedire romanzi o antologie di racconti: nessuno saprebbe che farsene, fossero anche dei capolavori alla Proust. Inoltre, sostiene l’editor con una punta di ironia, non saprebbero che farsene neppure di proposte inedite per la saggistica.
Di tanto in tanto, è vero, la casa editrice pubblica un esordiente in questa o in quella collana, ma lo fa poiché la proposta è stata vivamente caldeggiata e sostenuta da qualche agenzia letteraria che sa il fatto suo.
E anche quando è stato inserito in catalogo un autore che ha già pubblicato all’estero, ma che non è stato ancora tradotto da noi, i rimaneggiamenti e le riscritture del testo sono sostanziali per rendere il libro adatto al nostro mercato, rimaneggiamenti e riscritture effettuati direttamente dall’editor, sostiene l’editor.
L’editor ricorda anche che quando una volta gli capitò tra le mani il libro di un esordiente con un tema interessante, trattato in modo nuovo e commercialmente appetitoso, gli chiese comunque di svilupparne alcune parti secondo le indicazioni della casa editrice, e di rifarne completamente lo stile per renderlo adatto al pubblico a cui sarebbe stato destinato: che se l’autore non avesse voluto o saputo farlo non ci sarebbe stato alcun problema: l’avrebbe riscritto direttamente l’editor per lui.
Sostiene l’editor che per fortuna di casi come questi ce ne sono pochi. Solitamente è lui ad alzare il telefono e commissionare ai vari autori della sua scuderia, nella sua scuderia per fortuna ne annovera un gran numero, dei saggi sui temi rispetto ai quali c’è un dibattito in corso nell’ambito specifico di interesse della casa editrice. Argomenti che ne arricchiscano il catalogo o che ne colmino le lacune rispetto alla concorrenza, in base ai piani decisi dalla direzione editoriale, dice l’editor.

A questo punto chiedo all’editor che cosa deve fare un aspirante scrittore con un romanzo nel cassetto per essere preso in una qualche considerazione da una casa editrice piccola rispetto al mercato editoriale nel suo complesso, ma di livello nazionale in qualche sottogenere letterario. L’editor allora mi sorride con benevolenza, e non sostiene.

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