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Poesia automatica d’amore

foto_yoga

Non ce ne rendiamo nemmeno conto ma viviamo immersi nelle parole. E non mi riferisco solo a ciò che leggiamo e scriviamo quotidianamente su libri e blog. Le parole abitano i luoghi che abitiamo, bivaccano sui cartelloni pubblicitari per la via, si muovono sugli schermi televisivi, si aggrappano alle etichette dei prodotti, vivono sui volantini che ci danno in mano mentre camminiamo per strada.

Tutto questo fermento di parole mi dà continui stimoli creativi che immancabilmente si riflettono sulla scrittura.
In questi giorni di atmosfera natalizia le parole in giro per la città sono intrise di buoni sentimenti, anche se non ce ne siamo accorti.

Me ne sono reso conto viaggiando in metropolitana e cogliendo mozziconi di parole in bella vista alle varie fermate della linea 3 che mi portava sul luogo di lavoro. Ne è nata la solita poesia automatica, ma questa volta rispetto al passato, improntata sul tema dell’amore.

Che l’amore nasca da casualità statistica, meccanica, disumana, inconsapevole, non l’avrei mai sospettato. Potevo far finta che non fosse successo? Soprattutto, potevo non condividerlo con voi?

SENZA TITOLO

Il frigo
piange
lettere
d’amore.

Sos.
Good news!
(Sono
aperte
le
iscrizioni
per
chi
ama)

Questo
si
chiama
volare
dalla
raucedine
al
karaoke.

Cenerentola,
che
l’ultravelocità
sia
con
te.

 

Post Scritpum. Se qualcuno ha un’idea per il titolo faccia un passo avanti.

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Marketing e poesia

buitoni-crostino-dorato

Stavo sgranocchiando dei crostini Buitoni per contrastare un vuoto esistenziale allo stomaco, e intanto mi chiedevo che cosa avrei mai potuto proporvi oggi per rubarvi l’attenzione, e al contempo indurvi a scrivere. Poi mi è caduto l’occhio sulla confezione – sulle parole crostino dorato – ed è scattata la vena poetica. Allora ho riportato su un foglio le tre parole sulla scatola (crostino, dorato, croccante) e poi vi ho girato attorno, prendendo le prime che incontravo su ogni lato.
La poesia che n’è scaturita ha un velo di malinconia che è nata automaticamente, e ho voluto intitolarla Vita, quasi come una canzone spericolata di Vasco. Il testo mi sembra assomigli invece alle ultime di Battisti, quelle scritte da Panella. Per apprezzarle veramente bisogna avere una cultura altissima, quasi inutile. Quindi se non l’apprezzerete state tranquilli, siete sani di mente.

 

Vita

Crostino
dorato,
croccante
dichiarazione
nutrizionale.

Scopri
il
gusto
unico
e
leggero
del
tagliando
di
controllo.

 

Se oggi non sapete proprio cosa scrivere nel blog, perché non osservare con attenzione nuova il primo prodotto che vi capita tra le mani (sigarette, detersivo, biscotti, tutto ciò che si commercializza intorno a voi – ce n’è letteralmente a pacchi) e inventandovi un criterio non lo ricopiate? Non lo sapevate che il 12 novembre è la giornata mondiale dei prodotti poetici?

No, dico, se il marketing non è questo, che cavolo è il marketing?

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Poesia del quotidiano

foto_foglie_gelate

Di parole non sarò mai sazio. Desidero possederle, piegarle al mio volere, farmele a tutte le ore. Le cerco con frenesia smaniosa, senz’altro fine che quello di soddisfare il mio piacere. Ebbene, lo confesso: sì, sono un maniaco, un vizioso delle parole. Quando ne metto tre o quattro l’una in fila all’altra mi sembra di volare, che cos’altro potrei desiderare di più? Non riesco a resistere al loro fascino, le coltivo con cura assillante. Un coltivatore diretto della parola, ecco cosa sono. Di più, un drogato. Statemi perciò alla larga se non volete essere contagiati anche voi da questa strana dipendenza. Questa dipendenza dalle parole è un virus che mi ammorba e non mi molla. E a ben guardare è tutta colpa loro, non certo mia, se sono ridotto in questo stato.

Sì, ora che ci penso sono loro, le parole, che mi inseguono, che non mi lasciano in pace, che mi ronzano attorno e mi provocano. E io che cosa posso farci, sono di carne, dovrei forse far finta di niente quando cercano di sedurmi come sirene? In fondo anche Ulisse ha resistito al loro richiamo solo perché era legato all’albero maestro, ma io? Io sono libero di muovermi, di incontrarle, ho le mani sciolte io. E poi finisce in tragedia.
Voi direte che esagero. E se vi dimostrassi che vi sbagliate, che non esagero affatto, che se sono ridotto in questa condizione non è per colpa mia?

Prendete per esempio la Stampa di ieri, 15 ottobre. Voi cosa fareste con in mano il quotidiano? Che domanda, dareste una sbirciata, una sfogliata innocente. C’è una manovra da 27 miliardi in prima pagina e, sotto, la guerra ai lupi da parte della Francia. C’è poi la recensione di un libro di Veltroni, poveraccio, e magari voi vi mettereste a leggerla. Che bella vita la vostra, semplice e intelligente. Purtroppo per me non è così.

Con in mano la Stampa di ieri, 15 ottobre, il mio cervello pensa tutta un’altra cosa. Il mio cervello si domanda – guarda te che domande si fa il mio cervello – se riesco a ricavare una poesia automatica da tutte quelle parole scritte sul giornale. Una poesia, capite? Io sospetto che dentro quel giornale si nasconda una poesia, ben camuffata. E che sia mio compito stanarla. No, dico, vi sembro normale?

E così, tanto per vedere se ho ragione, decido di trascrivere di ogni pagina le prime parole dell’articolo a sinistra. Parto dalla prima pagina per finire alla pubblicità nell’ultima. Le pagine sono quarantotto – i giornali vanno a multipli di otto, lo sapete? – e io mi applico, con tutti i problemi che ci sono al mondo, a trascrivere le prime parole di ogni pagina nell’articolo a sinistra. Se siete di Torino magari l’avete sotto mano quel giornale e potete controllare di persona anche voi. Ma non fatelo, per carità, poi non la smettereste più, diventereste dipendenti dalle parole come me.

Lo so, ora siete curiosi di conoscere i «versi» che ho trascritto. Ve li dico solo perché siete voi, e ci frequentiamo ormai da tempo. Però mi raccomando, che non vi venga in mente di imitarmi. Non ne uscireste sani. Perché le parole hanno vita propria, come per magia. Ma è magia nera.

 

Per cambiare basta un’azione

Li abbiamo bloccati,
non è finito.

Se non ci fosse Roma
fanno di tutto per riconquistare
l’ultima informativa.

Renzi si presenta,
alla fine il ddl sulle unioni.
Arrivati quasi al traguardo
sono quattro i pilastri.

L’Italia può presentarsi,
la Francia suggerisce:
il rumore è intermittente,
finalmente.

Per la sua «prima»
Agnese e Matteo.

Una Hillary Clinton
crepe nei muri,
all’inizio doveva essere.

Ma il reato di estorsione,
in Francia, l’ultimo lupo.
Boom di richieste.

Da una parte,
chiusura debole
a proposito dei pagamenti.

E come nella fiction
qualche anno fa,
una lunga fila di taxi.

Oggi è la giornata mondiale:
va’ dove ti porta il cuore,
finiscono stasera.

Il senso dei nordici per il thriller.
Florilegi di colore,
micosi unghie.
Il ritratto dell’Italia.

Quindici giorni senza
il sogno della ricchezza facile.
Il caffè di Raiuno…
L’apparenza fa prendere abbagli.

Dai «Magnifici tre» a «Chi l’ha visto?»
ricette e consigli:
ci sono altre due società,
i confini della nuova Europa

Serve una grande squadra.
Mentre negli States
un vertice depressionario.

Per cambiare basta un’azione.

 

No, dico. Meglio della poesia futurista passata. Meglio della poesia futurista futura. Da nobel in Svezia. Segnalatemi.

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Poesia al volo

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Il caldo atroce di oggi mi spinge a trovare un momentaneo ristoro nella libreria Mondadori in piazza Duomo a Milano, dove l’aria condizionata è a manetta. Nessuna intenzione di acquistare libri, gironzolo pigramente tra gli scaffali e mi ritrovo al piano inferiore, dove sono ammassate le edizioni economiche. Non faccio un passo che i sette romanzi sette di Fabio Volo mi si parano davanti a sbarrarmi la strada. E parte immediatamente la poesia automatica, di cui ho già parlato in passato.

In questo caso, potete controllarlo di persona se vagate per il centro di Milano, i titoli dei libri dell’attore-scrittore-regista-ex iena, così come sono stati disposti sul ripiano formano la poesia involontaria di oggi, una poesia presa letteralmente al volo, nata per noia, e intrisa di spunti esistenziali inaspettati. Ve la presenterò fra poco, ma devo ammettere che mancando a mio parere un’immagine finale degna di Montale, ho aggiunto il titolo del libro che confinava sullo scaffale con la vasta produzione edita da Mondadori del Fabio nazionale. Si tratta di un libro pubblicato da Tea e scritto da Loredana Limoni.

Poesie più belle di questa, per la verità, è difficile crearne. Mancherebbe però il titolo, magari me lo potreste suggerire voi, e poi la spedirò al primo concorso letterario disponibile di luglio. Vediamo se i giurati se ne accorgono…

 

Le prime luci del mattino.
Il tempo che vorrei:
il giorno in più,
un posto nel mondo.

È una vita che ti aspetto.
Esco a fare due passi.
La strada verso casa
e le stelle non stanno a guardare.

 

Lirica all’ennesima potenza, non vi pare?

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Il fiordo di Killary

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Avrei voluto proseguire con i miei vecchi appunti di scrittura, ti sarebbero toccate le 5 w + h della storia. Che palle, chissà quante volte l’hai già letto: e il chi, e il cosa, e il perché… Invece no, ne parlerò più avanti – sì, è una minaccia – perché oggi mi va di continuare a giocare con la poesia combinatoria o automatica che dir si voglia, che ha già prodotto quel Jesus Christ Superstar, «capolavoro» letterario che le antologie mi stanno già chiedendo.
Se ieri abbiamo preso la metropolitana per arrivare alla poesia, oggi entriamo invece in libreria. Sono andato alla Feltrinelli in duomo, come al solito, e ho puntato dritto dritto a una collana fra le tante, la prima che mi è capitata a tiro. Mi sono ritrovato davanti a un bancone dov’erano esposti i libri della collana Fabula della Biblioteca Adelphi, che se ti interessa in questo momento fa sconti del 25%, può tornarti utile questa informazione. Ne hanno sistemati 13 sul lato lungo del bancone, con le loro belle copertine ben in vista che ho trascritto diligentemente da sinistra a destra, e Il fiordo di Killary, il libro a partire da sinistra, farà da titolo alla nostra nuova composizione.
Non ho aggiunto nulla di mio se non il meccanismo, e se non ci credi vai oggi stesso e vedrai di persona. Tredici titoli uno dietro l’altro, di mio ho inserito solo la punteggiatura, perché sul bancone quella no, proprio non c’era.
Concedimi però una riflessione prima di iniziare: gruppi di parole come questi, accostati a caso, in prosa non significano niente, siamo d’accordo. Quando quelle stesse parole sono invece incolonnate, basta questo modo di posizionarle e immediatamente rinascono, si arricchiscono di senso, si trasfigurano in nuovi significati, si combinano in immagini sorprendentemente originali. Insomma, fanno già poesia.
Chissà se lo sanno quelli dell’Adelphi che si affannano a cercare poeti inediti fino in Polinesia, e hanno già sui loro libri valanghe di poesie.

 

IL FIORDO DI KILLARY

I diabolici,
il weekend,
la settimana bianca.

La tentazione di esistere,
l’inconveniente di essere nati,
’14.
Casino Royal,
foglie rosse.

L’Adalgisa,
un uomo solo.
Abbiamo sempre vissuto in un castello
l’incubo di Hill House.

 

D’accordo, forse non sarà poesia. Ma, minchia!, che gran storia.

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Poesia metropolitana 3

foto_croce

Oggi giochiamo.
Ti dirò subito – anche se già lo sai – che a Milano ci sono quattro linee di metropolitana, e tutte hanno un colore: giallo, rosso, verde, lilla. I daltonici potrebbero non essere d’accordo, ma per la stragrande maggioranza dei milanesi questi sono i colori e questi restano. Tra l’altro, chi segue il mio blog sale spesso con me in metropolitana, e si muove ormai con disinvoltura nella sotterranea di Milano. Comunque oggi prenderemo la linea gialla: non ti preoccupare, pago io il biglietto. Partiamo da Rogoredo andando verso il centro.
E ora la poesia.
Come la poesia? Che cosa c’entra adesso la poesia con la metropolitana?
C’entra: oggi scriviamo una poesia metropolitana.
Ci sediamo belli comodi a Rogoredo (a Rogoredo trovi sempre un posto libero sul metrò), prendiamo carta e penna e scriviamo le parole che ci colpiscono del cartellone pubblicitario che ci capita davanti a ogni fermata che facciamo, fino ad arrivare in centro. Ovviamente le frasi e gli slogan cambieranno in base al posto che occupiamo sul metrò. Se siamo nella carrozza in fondo o in testa vedremo pubblicità diverse. Semplice, no?

In base al posto dove siedo oggi ho trascritto queste parole:

ROGEREDO: Jesus Christ Superstar
PORTO DI MARE: L’avventura musicale di Topolino
CORVETTO: Jesus Christ Superstar
BRENTA: 40 giorni al 40%
LODI: –
PORTA ROMANA: Jesus Christ Superstar
CROCETTA: Guarda tutti i trailer su wwwsceglilfilm.it
MISSORI: Tutta la precisione di un orologio svizzero
DUOMO: Non ci perdiamo mai di vista

Salta subito all’occhio che se vuoi vedere un musical a Milano, in questi giorni c’è Jesus Christ Superstar in cartellone… ma non è questo il gioco.
Il gioco è la poesia, per ora senza titolo anche se una mezza idea io ce l’avrei, i cui versi recitano:

Jesus Christ Superstar,
l’avventura musicale di Topolino.
Jesus Christ Superstar,
40 giorni al 40%.

Jesus Christ Superstar
guarda tutti i trailer su wwwsceglilfilm.it.
Tutta la precisione di un orologio svizzero.
Non ci perdiamo mai di vista.

Che dirà la critica? Dirà che è un bel patchwork, con una vena pop: un mix di coro gospel e tentazioni scontate nel deserto, un po’ di Assoluto in stile disneyano caricato su Youtube, un rapporto sessuale a ore, ma con il finale sorprendentemente aperto all’amore e alla speranza.
Non è Leopardi, lo so. Ma lui mirava interminati spazi di là da quella. Io, al contrario, posso mirare solo i muri della Metropolitana 3. Domani faccio un giro sulla verde, vieni anche tu?

Post scriptum: se nel frattempo viaggi, prendi la penna in mano, questo è il meccanismo, il resto lo fai tu. Se poi vuoi mandarmi la poesia che nascerà sotto i tuoi occhi, la commenteremo insieme. Parlando invece seriamente, qualcuno la chiama poesia combinatoria, altri automatica. Per me è solo un gioco di parole.
Ma che possiamo fare noi che amiamo scrivere, se non giocare con tutto quello che ci capita?

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