Archivi tag: Scrittura

Semplice semplice

«Complicare è facile, semplificare è difficile. Per complicare basta aggiungere tutto quello che si vuole: colori, forme, azioni, decorazioni, personaggi, ambienti pieni di cose. Tutti sono capaci di complicare. Pochi sono capaci di semplificare».

Bruno Munari

1 Commento

Archiviato in Note a piè di pagina

Filosofia zen alla pubblicazione

121

I rifiuti editoriali ottenuti da Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta prima di venire pubblicato.

5.000.000

Il numero di copie vendute in tutto il mondo.

 

 

 

 

 

 

 

 

21 commenti

Archiviato in Fenomeni editoriali

Sempre o sempre?

«Potendo scegliere tra materiale banale raccontato in modo brillante e materiale profondo raccontato male, il pubblico sceglierà sempre quello banale raccontato brillantemente».

Robert McKee

Post scriptum: sempre?

3 commenti

Archiviato in Fenomeni editoriali

Pagina sì, pagina no

Nel suo ultimo post Darius Tred utilizza un dialogo di Michael Crichton, tratto dal Mondo perduto, per sviluppare alcune riflessioni sulla superiore ricchezza della parola rispetto all’immagine. Se vi interessa l’argomento, andatevelo a leggere.

Qui invece vorrei riprendere il brano perché è emblematico del mio rifiuto di certa scrittura che porta come conseguenza anche a rifiutare certi generi letterari – quasi tutti per la verità –.
Che sia Crichton o l’aspirante scrittore in self-publishing, una pagina come quella riportata sotto mi ricorda nella migliore delle ipotesi i dialoghi filosofici, dove Socrate parla parla per spiegare la sua filosofia e l’interlocutore si limita a rispondere con monosillabi affermativi, dato la logica stringente che guida la discussione.

La letteratura invece è un’altra cosa: arriva a una qualche verità attraverso l’immaginazione, l’istinto, il paradosso, il conflitto e chissà quante altre cose. E questo non avviene tramite verità sbattute in faccia all’interlocutore, ma nascoste tra le pieghe del romanzo, ragion per cui si potranno sbizzarrire i critici letterari a ricercarne le verità sommerse. La pagina letteraria, poi, è dinamica, viva, creativa. Mai saccente. Personaggi umani, non supereroi inflessibili, non trovano a volte le parole, mentono, non sanno spiegarsi, sono contraddittori, non ascoltano o fraintendono chi parla. Mi piace questo della vita e quindi anche della letteratura. Questo cerco e per fortuna trovo.
In queste ore, per esempio, lo sto trovando in tutte le pagine che ho letto finora della Coscienza di Zeno, che a dispetto del titolo non è un repertorio di teorie psicoanalitiche freudiane.

Invece il passo di Crichton, pur scritto da un autore che ha venduto milioni di copie, pur nella brevità, è sufficiente per annoiarmi e convincermi che non è così che intendo la lettura e la scrittura. E allora vi domando: anche voi avete il mio stesso rifiuto – è una pagina brutta, che non merita – o, al contrario, la trovate interessante e bella, una pagina che può fare da modello per la vostra prosa?

 

«I processi comportamentali possono verificarsi con una velocità maggiore di quanto di norma si pensi. In diecimila anni gli esseri umani sono passati dalla caccia all’agricoltura al ciberspazio. Il comportamento procede a tutta velocità, e potrebbe rivelare una incapacità di adattamento. Nessuno lo sa. Anche se io personalmente ritengo che il ciberspazio rappresenti la fine della nostra specie.»
«E perché?»
«Perché implica la fine dell’innovazione», spiegò Malcolm. «Quest’idea di un mondo interamente cablato significa morte di massa. Tutti i biologi sanno che piccoli gruppi in isolamento si evolvono rapidamente. Metti mille uccelli su un’isola in mezzo all’oceano e la loro evoluzione sarà rapida. Ne metti diecimila su un continente e l’evoluzione rallenta. Ora, nella nostra specie l’evoluzione si verifica soprattutto attraverso il comportamento. Per adattarci noi lo mutiamo. E, come tutti sanno, l’innovazione si verifica solo in gruppi ristretti. Se hai una commissione formata da tre persone, forse qualcosa si riesce a fare. Con dieci, diventa più difficile. Con trenta, tutto si blocca. Con trenta milioni, diventa impossibile. Questo è l’effetto dei mass media: far sì che nulla succeda. I mass media soffocano la diversità. Rendono uguali tutti i posti, da Bangkok a Tokyo a Londra. C’è un McDonald’s in un angolo, un Benetton in un altro, un Gap all’altro lato della strada. Le diversità regionali spariscono. Tutte le differenze si annullano. In un mondo dominato dai mass media, tutto viene a scarseggiare, tranne i dieci libri, i dieci dischi più venduti, i film più visti e le idee più correnti. […] Tutto si bloccherà. Tutti penseranno le stesse cose nello stesso momento. L’uniformità globale.»

13 commenti

Archiviato in Trame e personaggi

L’abc della scrittura

«L’abc della scrittura»:

Accuratezza

Brevità

Chiarezza

Non serve tutto l’alfabeto per scrivere un bel testo, bastano tre lettere.

6 commenti

Archiviato in Moleskine

Ricette per un romanzo

Pagine alla trama

Ingredienti: 250 pagine di parole inedite e manoscritte; 1/4 di talento; 1 idea di base; concentrazione q.b.; un pizzico di umorismo, 1/2 cucchiaio di verità.

Preparazione: Disponete le parole sulla pagina. Dividete le pagine in capitoli facendo in modo che la tensione in ogni capitolo si concentri nelle pagine finali. Scioglietela all’inizio del successivo, usando il talento acquistato in precedenza soprattutto per l’incipit, il finale, i dialoghi. Spolverate i dialoghi con l’umorismo che avrete messo da parte, senza esagerare, e permeate di verità almeno il protagonista del romanzo.

Lavorate le 250 pagine per circa tre mesi otto ore al giorno. Tritate finemente le frasi con 4 riscritture successive, assicurandovi che almeno la seconda delle quattro generi un 50 per cento di novità impreviste rispetto alla prima stesura. Poi un 25, poi un cinque per cento. Lasciate riposare il romanzo così prodotto per sei mesi in un cassetto. Infine condite con un titolo di tre-quattro parole e invitate i vostri editori preferiti a cena.

7 commenti

Archiviato in Trame e personaggi

Quello che ho imparato

«Ho raggiunto, credo, dopo un lungo sforzo, la chiarezza inesorabile sia del pensiero, sia della parola; sia di ciò che si vuol dire, sia del modo di dirlo. Ho imparato così che in un articolo ci deve essere soltanto un’idea, e non più di un’idea, e che bisogna sempre chiarire quella, lumeggiare quella, imporre quella. Ho imparato che un articolo deve rassomigliare un po’ a una conclusionale di avvocato: esporre il fatto, svolgere gli argomenti, suggerire la sentenza al pubblico, che è poi il giudice. Ho imparato a usare soltanto parole di significato chiarissimo a tutti; e, se dovevo usare per forza qualche parola difficile, a farvi seguire subito la spiegazione che la rendesse limpida. Ho imparato a rinunziare alla citazione, questa vanità dei principianti che vogliono farsi vedere sapienti, e che finisce per umiliare il pubblico. Ho imparato che il pubblico è come un Sultano; egli non vuole essere annoiato mai, pena il castigo più severo; quello di abbandonare in tronco, con una mossa di impazienza, l’articolo di fondo, e passare alla lettura più dilettosa delle inserzioni economiche. E ho imparato che il pubblico è generosissimo con il giornalista che lo serve così».

Giovanni Ansaldo

7 commenti

Archiviato in Arti e mestieri