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Scrivere da matti

«Tutti quelli che scrivono sono un po’ matti. Il punto è rendere interessante questa follia».

François Truffaut

 

Post scriptum: da quando abbiamo distribuito le matite per renderli innocui i nostri pazienti scrivono, scrivono, scrivono. Ho letto anche qualcuno dei loro sfoghi: compensano con l’estensione la mancanza di profondità. Nulla di interessante, quindi. Ce ne sono però due o tre, da monitorare con attenzione, che scrivono poco o niente: questi sono i più a rischio per sé e per gli altri, bisognerà  sedarli farmacologicamente.

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Matti edipici

Caro Helgaldo, sei totalmente pazzo. Potrei financo innamorarmi di te, anche fisicamente intendo.

Massimiliano Riccardi

 

Post scriptum: Figura secondaria riconducibile agli schemi archetipici della cultura occidentale, alcuni ospiti della mia struttura hanno dichiarato sotto ipnosi in più sedute il desiderio di incontrare questo mitico Helgaldo in modi che vanno dal confronto intellettuale puro all’atto sessuale nudo e crudo. Tale pulsione rientra facilmente nella teoria edipica dell’incontro erotico con il genitore di sesso opposto. Nel caso del Riccardi bisognerà aumentare la dose di sedativi per evitargli un’ulteriore crisi che potrebbe giungere all’autoerotismo cronico.

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I matti fuori

Ma quanti siamo a scrivere!

Marina Guarneri

 

Post scriptum: 1.678.897(*)
Fonte: Scuola Santa Rosa-S.S.N (*) stima 2016

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Senza limite

Al limite, prendi una mia frase e scrivila sul muro della scuola Santa Rosa, dove stanno i matti.

Anonimo

 

Post scriptum: La pazzia compare quando si supera un limite sociale invalicabile. Tutto quanto vive oltre quel limite, in un dato periodo storico, è considerato segno di pazzia. Ma chi ci osserva da oltre quel limite, ci vede soddisfatti al di qua del limite, e ci considera come altrettanti e poco ambiziosi matti. Per questo nel perimetro della Scuola Santa Rosa si può scrivere da entrambi i lati delle mura esterne che la racchiudono. Quelli che scrivono da fuori dovrebbero, in base alle convenzioni sociali in un dato periodo storico, essere i mentalmente sani. Ma per me sono altrettanti e più ambiziosi matti.

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Matti in scatola

Io, da bambino, in una scatola, per gioco, mi ci sono chiuso.

Grilloz

 

Post scriptum: Invitiamo sempre i nostri pazienti a riandare con la mente all’infanzia, per ritrovare quella perduta felicità che la Recherche non può certo offrire. Perciò, quando stamattina un matto ha inaspettatamente sporcato il muro della Scuola Santa Rosa con quella frase sbucata dal nulla ho vietato agli inservienti di rimuoverla. Chissà se altri ospiti, leggendola, faranno riemergere dall’inconscio qualche episodio dei primi anni di vita che ridia loro serenità, anche se per qualche ora soltanto. Tentiamo, non nuoce.

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Di matti e di plagi

Sembra che qualcuno copi spudoratamente dai blog di scrittura, elargendo consigli agli aspiranti romanzieri, ma citando senza virgolette e fonti le parole d’altri; e non abbia neppure il pudore di coprire i propri misfatti travestendoli o camuffandoli con parole proprie.

In queste ore alcuni blogger – se ho capito bene quattro – sono stati copiati e incollati da un unico soggetto, che ne ha sfruttato pensieri, opere, soprattutto omissioni, per sua colpa sua grandissima colpa, rendendosi bello agli occhi dei propri utenti nonché aspiranti scrittori, forse per strappar loro qualche euro futuro con un servizio di editing ad hoc.

Come andrà a concludersi questo plagio non si sa. Nel frattempo mi sono chiesto cosa potrei dire di originale su questa faccenda del copia-incolla, qualcosa che nessuno si sia ancora immaginato di dire, una riflessione nuova, autentica, sorprendente.

Da principio non mi veniva niente, allora ho vagato per la rete in cerca di spunti, magari da trascrivere senza virgolette, spacciandoli per miei. Nulla, non ho trovato nulla degno di plagio. Qui si mette male – ho pensato – che post senza qualità è mai questo?

Poi mi sono ricordato di Jimmy Carter, quello delle noccioline presidente Usa negli anni 80, Nobel per la pace – lo sapevate? –, mi sono ricordato che correva in pantaloncini corti nei giardini della Casa Bianca e questo fatto, che un uomo celebre facesse footing in mutande aveva destato un grande interesse nell’opinione pubblica mondiale e sui media.

E poi mi è venuto alla mente che anche Mark Zuckerberg l’ultima volta che è stato a Roma, anche lui uomo celebre quanto un presidente americano, e forse diventerà il prossimo presidente americano dopo Trump, se dopo Trump ci sarà un futuro, insomma mi ricordo che pure lui si è fatto fotografare mentre correva in mutande intorno al Colosseo. E aveva un sorriso di plastica, proprio come quello di Carter in mutande alla Casa Bianca. E questo è sicuramente un plagio.

Direte che sono andato fuori tema. Infatti, proprio così, l’ho fatto deliberatamente. Chi è quel matto che copincollerebbe uno che va fuori tema?

Per questo non mi copiano, un matto è originale autentico.

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I matti di fuori

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Mi piace la gente che sceglie con cura le parole da non dire.

Anonimo

Post scriptum: trovato scritto stamattina su un muro esterno della Scuola Santa Rosa da un matto di fuori.

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