Matti in bianco e nero

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Vedere il mondo nero non ti rende più profondo, ma più nero.

Helgaldo

 

Post scriptum: Impossibile curare i matti della Scuola Santa Rosa se non ci vivi dentro.

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L’inganno dei libri

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«Non ho mai più letto un libro dopo La capanna dello zio Tom, che non mi ha nemmeno spiegato come si costruisce una capanna».

Omar Simpson

 

Anche a me Cuore non è servito per capire i miei problemi di aritmia. E nel periodo in cui volevo mettere ordine nella mia vita con il time management, Alla ricerca del tempo perduto si è rivelato solo una gran perdita di tempo.
Lasciamo perdere poi 1984: ma come puoi scordarti di parlare del Macintosh 128k, la figata più importate di quell’anno? Questo George Orwell è tutto cretino, credimi.

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Penne patentate principianti

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Ieri sera a Zelig uno dei comici storici della trasmissione, Maurizio Lastrico, ha eseguito uno sketch avente per protagonista il «patentato principiante», quell’automobilista fresco di scuola guida o di patente, che espone sul retro dell’auto la famosa «P» a caratteri cubitali per indicare agli altri motorizzati di girare al largo.

Lastrico, che fa del lavoro linguistico la cifra dei suoi pezzi, ha raccontato le vicende di questo tipo di automobilista incerto nella guida usando solo parole che iniziano con questa lettera, la stessa della scritta esposta sull’auto. Il riferimento linguistico agli esercizi di stile di Povero Pinocchio di Umberto Eco è evidente. Ecco un caso «alto» di comicità, che dovrebbe farci piacere come scrittori.

Abbiamo già affrontato in passato nel blog questa stessa sfida, e oggi potremmo idealmente stringere la mano al comico di Zelig. In fondo non fa nulla di più che crearsi un vincolo potente per indirizzare al meglio la sua creatività.

Questo è uno dei motivi per cui sono favorevole ai filtri, vincoli di qualsiasi tipo pur di ottenere creatività e qualità. Non basta un buon vitigno per produrre un vino di qualità, servono necessariamente filtri produttivi, di trasformazione e di distribuzione. Anche perché il mercato li richiede tassativamente.

Il thriller paratattico del Taccuino dello scrittore, per esempio, o gli esercizi di scrittura creativa del blog Scrivere per caso, con le loro regole ferree da soddisfare di volta in volta, sono un banco di prova della nostra creatività e qualità linguistica e letteraria, che alla lunga daranno frutti al momento non percepibili. Senza qualità e filtri non potremo mai sperare di avere un giardino rigoglioso, grazie a una serie di fortunate combinazione degli eventi, ma solo erbacce e rovi.

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Bambini e tablet

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Riguardo al problema dell’interazione tra bambini e tablet, di cui ho parlato ieri, ho ricevuto una mail privata, molto stimolante e preoccupante insieme. Poiché toccava l’argomento con più cognizione di quanto possa fare io, ho chiesto se potevo pubblicarla, anche in forma anonima. Mi è stato risposto che non sono questioni da trattare nei blog ma nelle università, istituendo studi di ricerca interdisciplinari. Non posso che essere d’accordo.

Io stesso, nell’articolo di ieri, mischio considerazioni personali e video scelti più o meno a caso, con altre osservazioni e video indicati invece da studiosi dei meccanismi della mente umana, soprattutto nell’età infantile. Il mio voleva essere solo una riflessione di buon senso, nello stare vicino ai nostri piccoli e dargli noi per primi quegli insegnamenti che li porteranno a diventare adulti consapevoli, e liberi il più possibile da condizionamenti esterni ipotizzati in qualche centro di sviluppo prodotto di una multinazionale, condizionamenti che esisteranno comunque. Non è una questione di complotti, ma di come si costruisce una filosofia del mondo. Costruiamoci noi la nostra prima che altri ce la costruiscano per noi.

Ma non vi lascio senza nulla in mano per approfondire, se lo vorrete. Cercatevi in rete un documentario, The Corporation. Dal minuto 1.03’20” in poi si parla della manipolazione di base dei piccoli consumatori. Non è bibbia, come tutte le argomentazioni è da valutare criticamente. Però sono contenuti scomodi, che se avete o avrete figli, troverete sicuramente stimolanti per la loro crescita.
Se invece volete sentire il parere degli esperti potete partire dai saggi di Evgeny Morozov. Anche qui non tutto è condivisibile, ma qualche dubbio su dove stiamo andando potrebbe emergere dalla sua lettura.

Giusto per non spostarci più dal nostro campo, i libri, concludo infine con una delle tante voci di corridoio dell’editoria non verificabili: il sogno degli editori, per cui stanno lavorando da tempo, è giungere a 10 mega seller all’anno, e trarre da quelli la loro sopravvivenza. Far leggere a tutte le latitudini lo stesso libro contemporaneamente. Una manciata di Harry Potter all’anno. Purtroppo oggi se ne pubblicano ancora troppi.

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Di pupattoli, libri e conoscenza

Oggi parlo di bambini, libri e conoscenza. Se almeno uno di questi argomenti vi  interessa siete nel post giusto per discuterne.

Innanzitutto vediamoci tre video, molto brevi nella durata, ma davvero interessanti.

Il primo è il più polemico, video anti Steve Jobs molto popolare in rete, forse l’avete già incontrato. Però non ve lo faccio vedere per gli stessi motivi per cui è stato creato, ma solo perché ci aiuterà a riflettere su uno dei problemi della conoscenza. Ecco il video:

Piaciuto? Ok? Bene, proseguiamo con il secondo, suggerito dalla rete in quanto contenuto correlato al primo. Guardatelo, dura meno di un minuto.

Volete rivederlo o proseguiamo? Proseguiamo, allora.
Ecco ora l’ultimo video, che sempre la rete mi consiglia a partire dal secondo (un po’ una catena di Sant’Antonio, ma tecnologica). Questo, ve lo dico subito, è quello che preferisco. Osservatelo attentamente.

Bene. E adesso che li abbiamo visti?

Adesso che li abbiamo visti vediamo cos’hanno in comune.

1) Dei bambini piccoli.
2) Ogni bambino usa la mano per toccare l’oggetto che ha davanti.

Direi che di comune non c’è molto altro.

Adesso soffermiamoci sulle differenze.

Nei primi due il bambino è solo. Interagisce direttamente con l’oggetto «comandandolo» con le mani. Il rapporto è bambino-tablet.
Nell’ultimo video invece, il bambino non è solo. Interagisce con la madre (più in generale con l’adulto) «comandandola» con l’oggetto (in questo caso il libro). Si chiama potere del libro, il potere che ha un bambino piccolo di avere un adulto a disposizione che gli legga una storia su comando, quando indica con il dito le figure.

Nei primi due casi la risposta viene sempre dal tablet, nell’ultimo sempre dall’adulto. Non è il libro la fonte di conoscenza, come potrebbe sembrare in apparenza, ma l’adulto che sta soddisfacendo la curiosità del bambino, arricchendo il libro di parole che sul libro non sono state stampate. In pratica, si crea una ridondanza.

L’adulto è la biodiversità di cui ho parlato qualche giorno fa, una ricchezza aggiunta al libro che fa bene all’«utente» bambino. Il tablet invece è il mercato: un modo efficiente ed economico per intrattenere un bambino e liberare l’adulto dalla fatica (a volte uno sforzo estremo) di educarlo, «perdendo» del tempo con lui.

C’è un altro aspetto in questi video da notare. L’ipertestualità, che è strettamente legata alla conoscenza. Cliccando su una qualsiasi icona, cioè su una figura, anche un bambino piccolo può accedere a infiniti mondi. Con il collegamento ipertestuale accede alla conoscenza? Quelli che progettano la tecnologia ci raccontano di sì, ma in realtà accediamo solo all’informazione.
Anche nel caso di un adulto viene usato lo stesso metodo, se ci pensate bene: mi serve «conoscere» la formula della relatività di Einstein? Basta un clic. Con un clic accedo all’informazione, ma per conoscere veramente, per accedere alla conoscenza della formula, serve un percorso lineare, e non ipertestuale, di parecchi anni di studi di fisica, partendo da teorie più semplici, e via via sempre più avanzate.

Nei primi due video i bambini possono accedere solo a un’informazione, oggi sarà giocosa, domani educativa. Ma solo il terzo accede alla conoscenza, che passa attraverso la linearità del libro. Nel video infatti, quando volta le pagine, noterete che a un certo punto ne salta una – e questo non è altro che ipertestualità –. La madre, forse è una violenza bella e buona, lo fa tornare indietro di una pagina per ripristinare la linearità del racconto. Sembra un gesto istintivo e insignificante, invece è l’unico modo che abbiamo per cogliere il nesso tra le informazioni, generando conoscenza.

Anche per superare le colonne d’Ercole bisogna remare linearmente partendo da Itaca e avanzando con fatica verso l’infinito. Non serve saltare qua e là. Medioevo, Dante, Virtute e canoscenza, già.

 

Post scriptum: questo post è stato ispirato dall’immagine di una pupattola in braccio alla sua mamma.

 

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Regole per matti

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Gli scrittori si dividono in due: quelli che seguono le regole di scrittura e quelli che le hanno capite.

Michele Scarparo

 

Post scriptum: non faccio in tempo a ripulire i muri della Scuola Santa Rosa che li trovo già scarabocchiati…

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Nella mia borsa

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Ridondanza e mercato, ecco due parole che non si parlano, anzi si detestano.

Ridondanza. Vediamo che cosa c’è oggi nella mia borsa: il libro che sto leggendo (questo non manca mai), una moleskine per gli appunti, un’agendina per gli appuntamenti (sempre intonsa, non ho relazioni sociali insignificanti), un telefonino vecchio tipo, il Kindle (sempre carico anche se non l’uso mai), l’iPad con tastiera esterna, dovessi scrivere qualcosa di un po’ più lungo e articolato come sto facendo ora, penne di vari colori, una matita. Non manca neppure la macchina fotografica, non si sa mai quale bellezza potrei incrociare per la strada, se poi me la perdo ci rimango male. Come lo definireste voi? Eccessivo, quindi ridondante? Più probabilmente peso inutile da portarsi appresso. Questo è l’armamentario dell’uomo pseudo moderno, cioè il sottoscritto: considerate che sono arrivato alla pratica «erotica» di mettere l’iPad sulle ginocchia come piano di appoggio per fogli di carta da vergare a penna. Devo avere impressionato la ragazza seduta a fianco che sgranava gli occhi al mio uso creativo della tecnologia…

Mercato. Uno smartphone per fare esattamente le stesse cose, e molte altre.

Mercato vuol dire economia, eliminare tutta l’inefficienza ridondante. Nelle fabbriche come nella mia borsa. Girando con uno smartphone al posto della borsa potrei fare lo stesso, c’è la tecnologia per fare tutto di default. Perché allora mantenere in vita questa ridondanza? Perché un libro non è esattamente un Kindle, e un Kindle non è esattamente uno smarthphone; perché una penna non è esattamente una tastiera esterna e una tastiera esterna non è esattamente la tastiera del telefono; perché una macchina fotografica non è esattamente la fotocamera di uno smartphone; perché la carta non è esattamente il foglio digitale.

La natura è ridondante, l’uomo stesso è ridondante. Poco efficiente, molto fantasioso, bisognoso del superfluo. In natura si chiama biodiversità. In una foresta, ma anche in un giardino, troverete molte specie che convivono l’una di fianco all’altra. Così avviene nella mia borsa.

Non so perché ma tutti i miei conoscenti che girano solo con lo smartphone alzano la testa per dirmi che hanno letto solo il libretto di istruzioni dello smartphone. Poi la riabbassano e riprendono a giocare sul telefonino.

 

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