Dialogo quinto tra lo scrittore e il lettore

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@ Cyrano: Alla lingua ci badi?
@ Rossana: Intendi le parole?
@ Cyrano: Esatto.
@ Rossana: Nemmeno per sogno.
@ Cyrano: Eppure rivestono un ruolo importante, sono le cellule del libro.
@ Rossana: Appunto. Quando mai pensiamo alle cellule di qualcosa? Perché dovremmo farlo con un libro?
@ Cyrano: Perché le parole di un libro sono sotto i nostri occhi, non c’è bisogno di un microscopio per vederle.
@ Rossana: Non me ne importa niente delle parole. Per me un libro è come un film rudimentale, ci sono una serie di immagini che escono dalle pagine. Ti ricordi quei libri per bambini con le figure tridimensionali che si alzano quando giri le pagine?
@ Cyrano: Sì.
@ Rossana: Ecco. I libri per adulti non dovrebbero essere molti diversi da quelli per bambini.

Luca Ricci

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26 commenti

Archiviato in Arti e mestieri

26 risposte a “Dialogo quinto tra lo scrittore e il lettore

  1. Trascurare una cosa solo perché serve un microscopio per vederla può essere poco lungimirante. Per scoprirlo basta fare due chiacchiere con un virus. Ebola, per esempio.
    Figurarsi le parole (che, si sa, sono pietre).

  2. Grilloz

    Per curiosità, stai leggendo qualche libro in particolare di Luca Ricci?

  3. tizianabalestro

    A me piacerebbe avere più info sull’autore.

  4. tizianabalestro

    @ Cyrano: Sei sicura che i grandi capirebbero una storia senza parole, solo con le figure?
    @ Rossana: Sì, perché non dovrebbero? Sono grandi.
    @ Cyrano: Appunto. I grandi danno troppo peso alle parole e poco all’immaginazione tramite delle figure.
    @ Rossana: Bisognerà che qualcuno li abitui.
    @ Cyrano: A dare il giusto peso alle parole?
    @ Rossana: No, ad immaginare attraverso le figure.

  5. tizianabalestro

    Prima o poí mi dovrò trascrivere tutti questi dialoghi, prima quelli di Luca Ricci con il mio seguito. Che ne dici? Mi piacciono da impazzire. Oltretutto mi allena con l’esercizio sui dialoghi.

  6. Uff, adesso apparirò noioso, son cose che ho già detto in altri interventi sul tuo bloggone. Non ha del tutto torto Rossana. Mi viene in mente quella che è la mia ambizione (dico ambizione perché credo di non esserci ancora riuscito), cercare un tipo di scrittura dove il linguaggio, la parola, siano quasi trasparenti e impalpabili, vorrei essere un narratore che cattura per la storia che racconta, non necessariamente innovativa, carica di chissà quali messaggi aulici e colti, piuttosto un narratore che ti delude perché il romanzo è finito e vorresti continuare a leggere, rileggere, straleggere. Bah, ognuno hai i suoi sogni no? 🙂 🙂

    • Mi sono riletto e non vorrei essere frainteso, non sto parlando di svilimento della scrittura, si badi bene.

      • tizianabalestro

        Max, non ho capito bene il tuo pensiero. Questi giorni faccio un po’ fatica a capire i concetti meno terra terra. Se non sbaglio però non hai pubblicato qualcosa?

      • Credo che tutti abbiano capito quello che vuoi dire, se poi non l’hanno capito perdonali: è perché sono aulici e colti.

    • Le tue mi sembrano ambizioni da bestsellerista, assolutamente in linea con il pensiero di Rossana, e di milioni d’altri lettori come lei. Sei più King (faccio un nome fra tanti) che… non ci crederai: sai che non mi viene in mente in questo momento il nome di uno che scrive pesante?

      • Eh, immaginavo di essere associato agli aspiranti bestselleristi con il mio commento (non che mi dispiacerebbe comprarmi un villone con le royalty, beninteso 😀 ), cercavo solo di dire che cerco di capire come rendere possibile una scrittura che sia assolutamente evocativa, dove la scrittura sia solo mezzo e dove prevale l’interesse per la storia. Ma ripeto, non per questo svilendo la scrittura, parlo di quell’artificio che incolla il lettore al di la dello stile letterario. Cosa intendi per scrivere pesante?

      • Intendo il contrario di mezzo, quella scrittura che invece è considerata un fine. Dove la pagina è bella ma faticosa, pesante appunto; e ti rendi conto che stai leggendo più il libro che immergendoti nella storia. Mi viene in mente Marquez: sarà grande ma devi concentrarti su ogni parola che scrive. Tipico degli scrittori che hanno soprattutto finalità estetiche. Libri che, insomma, non li leggi del tutto rilassato.

      • Ho capito, è vero. Io però devo fare i conti con le mie capacità espressive, con questo esprimo un mio limite. Ho affrontato il discorso da scribacchino esordiente, come lettore trovo assolutamente piacevole e addirittura entusiasmante cimentarmi con testi che mettono a dura prova le conoscenze linguistiche e concettuali.

      • tizianabalestro

        No, no… io non ho capito perché questi giorni soffro di “rimbambite acuta” 😁😁

  7. Sì, ho pubblicato ( o meglio, ho beccato un editore che mi ha dato fiducia). Ma non lo considero certo un punto di arrivo. E’ solo l’inizio di un percorso, tutto lì.

  8. tizianabalestro

    La fortuna aiuta gli audaci. Obiettivamente ti dico che se hai pubblicato, era un buon libro. A volte i paragoni ci logorano, le critiche, ma i peggior nemici siamo noi stessi. Ogni volta che crediamo in noi, qualcosa succede. Se ci fermiamo a pensare “perché non ho fatto così” siamo fregati. Più che illudersi è fare qualcosa che ci fa star bene. Ogni volta si fa meglio. Se si cade pazienza, un po’ di disinfettante, un cerotto e si pedala di nuovo.

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