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Di cosa si parla quando si parla di ispirazione

A un certo punto scrisse una canzone: Quelli che.

Una canzone rivoluzionaria per la scrittura: si arrivava da cantautori che scrivevano canzoni molto raccontate, c’era sempre una storia, tipo «lunga e dritta correva la strada…» (con l’eccezione di De Gregori, che usava immagini molto più vicine alla poesia). Mentre io cercavo la sintesi, l’impazienza del rock.

Quella fu, secondo me, la prima volta di una canzone tutta svolta intorno a una frase, quasi uno slogan come piaceva a me: «quelli che vomitano», «quelli che non si divertono mai neanche quando ridono», eccetera. Penso mi abbia ispirato quando mi è venuta in mente l’idea di Siamo solo noi.

Vasco Rossi

 

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In esilio

«Quando ci si sente incapaci di scrivere, ci si sente esiliati da se stessi».

Harold Pinter

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Citazione, che passione / 1

Presento al pubblico per la nona volta questo saggio di un repertorio italiano di citazioni storiche e letterarie. Gli imitatori ch’esso ha avuto, sono molti, e anche qualcuno poco discreto nel saccheggiarlo; ma quando cinquant’anni fa, nel 1894, uscì in luce la prima edizione di questo libro, nella patria letteratura poco esisteva in tal genere e forse la miglior cosa era quel catalogo della «Grande esposizione universale di Rettorica usata antica e moderna», che lo scrittore bizzarro che si celava sotto lo pseudonimo di Yorick (avv. P. Coccoluto Ferrigni) pubblicò nell’Almanacco del Fanfulla pel 1873. Ma se il dilettante di umorismo poteva divertirsi di più leggendo di quella Esposizione che doveva inaugurarsi il giorno delle Calende Greche per chiudersi soltanto il giorno del Redde rationem, e restare aperta al pubblico tutti i giorni dal mattino della vita fino all’ora dei delitti (prezzo del biglietto d’ingresso: un obolo… di Belisario), non sarà immodestia di pensare che il ricercatore, pure divertendosi meno, consulterà con qualche maggior profitto il repertorio mio. Non vi si troveranno frasi peregrine o inedite, ché anzi uno dei requisiti per poterle ammettere in questo repertorio, è che siano frasi generalmente conosciute. E allora perché il repertorio, se tutti o quasi tutti le conoscono? Ma se tutti ripetono con compiacenza, e si valgono liberamente di simili motti, sentenze, modi di dire, passati ormai nel dominio comune, e diventati per così dire la moneta spicciola della erudizione e della letteratura, non sempre tutti ne conoscono l’autore, l’origine, e talora neppure l’esatto significato. Anche poi di frasi più conosciute, e che ognuno sa essere di autori notissimi, non sempre si ricorda con precisione da quali passi delle loro opere siano tolte, ciò che pure è curiosità scusabile, anzi ragionevole. E perciò non si faccia meraviglia il lettore se incontrerà dei versi di Dante, del Petrarca, o di altri valentuomini dello stesso peso, versi che ogni persona, mediocremente colta, sa a memoria: ma è egli sicuro di ricordarsi con esattezza il canto, il sonetto ecc. cui appartengono? E neppure si meravigli se accanto a queste gemme del nostro tesoro letterario, troverà delle ciance scipite, degli orribili versi tolti dai melodrammi più in voga o dai drammi di repertorio e perfino dalle più scollacciate operette, giacché alla scelta delle frasi citate non ha presieduto nessun criterio etico o estetico, ma soltanto quello della maggiore o minore notorietà. Anche quelle scorie si citano spesso, e ricorrono nella conversazione, talora adattate ad altri significati dal primitivo, anche più di frequente di sentenze più nobile e più gravi, perciò il pubblico ha il diritto di trovarle qui, e di sapere il loro stato civile. Insomma questo che io faccio è un vero Manuale del perfetto citatore, da cui si deve apprendere l’arte di citare esattamente, arte più difficile che comunemente non si creda, poiché

L’exactitude de citer, c’est un talent beaucoup plus rare que l’on ne pense («l’esattezza delle citazioni è una virtù assai più rara che non si pensi»).

(Bayle, Dictionnaire, art. Sanchez, Remanques)

 

Giuseppe Fumagalli, Chi l’ha detto?

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Di idraulici, scarpe, enigmi, soluzioni

Nell’attesa dell’idraulico che dovrebbe venirmi a riparare il naso che gocciola, volevo farvi notare che Karl Kraus, lo chiameremo d’ora in poi KK, disse una volta e poi non lo ripeté più, che l’artista è colui che da una soluzione sa trarre un enigma.
Dicesi aforisma questo genere di preposizione sotto forma di breve massima che vuole insegnarci una verità profonda o semplicemente divertirci, ma è preferibile che le due cose si accumulino. KK ne disse tante, questa è la prima che mi è capitata sotto il naso che gocciola. Ora, l’aforisma deve per forza contenere una qualche verità almeno intuitivamente esatta e applicabile nei vari campi artistici, compresa la scrittura. Se funzionasse su di noi, data una soluzione siamo capaci di costruirci attorno un enigma, cioè una trama, un mistero, un mondo indecifrabile, ecco che saremmo artisti anche senza pubblicazione, come esistono ministri anche senza portafoglio.

Innanzitutto potrei invertire l’aforisma di KK per vedere che succede: l’artista è colui che da un enigma sa trarre una soluzione. Be’, quasi tutti quelli che scrivono fanno esattamente questo, e lo potete verificare aprendo libri a caso in libreria, ma anche in self-publishing. Enigma, soluzione. Delitto, soluzione. Complotto, soluzione. Amore, soluzione. Caos, soluzione. Qualità dell’artista: bassa, secondo KK. Sei meno meno. L’artista ti spiega come è fatto il mondo. Un po’ come l’idraulico che viene tra poco a ripararmi il naso che gocciola.
Vi ho convinti? Mhm, mi sembrate scettici. Forse perché tutto quello che avete scritto finora è sempre iniziato con una trama aggrovigliata, un’idea confusa, un mondo fumoso e col tempo, grazie ai manuali di scrittura, ai consigli sui blog, primo secondo terzo atto, e poi l’editor e il beta, siete giunti infine stremati a un finale che sta in piedi, ma che fatica! E poi per dire cosa? State tranquilli lettori, eccovi la soluzione!

Torniamo ora all’aforisma originale: l’artista è colui che da una soluzione sa trarre un enigma. Soluzione, enigma. Soluzione, complotto. Soluzione, amore. Soluzione, caos. Qualità dell’artista secondo KK: alta. Sette più. Allora vuol dire che leggendo mi perdo, approdo al dubbio, smaschero la certezza, scoperchio il falso in cui vivo immerso da quando sono nato. L’artista è uno che non mi vuole affatto bene, che gode nel farmi stare male. Niente tranquillità, tutto è un mistero, e il naso continuerà a gocciolare perché l’idraulico non viene più ma non si sa il perché. Un po’ come Godot, aspetti aspetti e lui probabilmente nemmeno esiste e anche le mie scarpe mi stanno troppo strette.

Chissà per quale ragione se arriva l’idraulico, io mi metto le scarpe. Soluzione, enigma. Quindi, secondo me, cari lettori, l’aforisma di KK è intuitivamente esatto, ma non so dirvene il motivo.

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Semplice semplice

«Complicare è facile, semplificare è difficile. Per complicare basta aggiungere tutto quello che si vuole: colori, forme, azioni, decorazioni, personaggi, ambienti pieni di cose. Tutti sono capaci di complicare. Pochi sono capaci di semplificare».

Bruno Munari

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Sempre o sempre?

«Potendo scegliere tra materiale banale raccontato in modo brillante e materiale profondo raccontato male, il pubblico sceglierà sempre quello banale raccontato brillantemente».

Robert McKee

Post scriptum: sempre?

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Pasqua di resurrezione

Nostro Signore ha scritto la promessa della Resurrezione non solo nei libri ma in ogni foglia di primavera.

Martin Lutero

 

Post scriptum: auguro la Resurrezione a tutti i credenti, la Primavera a tutti gli altri.

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