Piccoli poeti crescono

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Non ho difficoltà a leggere tra le righe di un romanzo, né di una mail (purtroppo le vecchie lettere scritte a mano non esistono quasi più), né di un sms. E comprendo fino in fondo gli interessi sotterranei, e spesso di bottega, di un articolo di politica o di una recensione letteraria sul giornale. C’è però una parola scritta che non so interpretare, la parola più antica e naturale di tutte: la poesia.
Davanti a una poesia, paradossalmente, perdo tutti i miei riferimenti, divento un bimbo che capisce solo bocconi di frasi, che non è in grado di cogliere il componimento poetico nella sua totalità.
La scuola si limita ad analizzare la poesia, trasformandola spesso in ciò che non è, cioè prosa. Per pagine e pagine ti parla dei contenuti, del periodo storico e letterario in cui si inserisce una poesia, della visione poetica dell’autore, con continue vivisezioni dei versi che hanno il solo scopo di impoverire il testo, razionalizzandolo fino ad allontanarti da quello che vorresti capire veramente, se quelle scarne parole messe in colonna illuminano o no qualcosa della tua esistenza, o se devi cercare il senso della vita in qualcos’altro, magari un film targato Hollywood.
Facile dire che Dante o Leopardi sono dei grandi. Io però vorrei capire se c’è uguale grandezza nei versi di uno sconosciuto della porta accanto, dove non c’è critico o antologia scolastica a mediare tra me e la poesia, rassicurandomi che quello, sì, è effettivamente un componimento poetico.
Eppure, quando mi sono trovato faccia a faccia con uno sconosciuto che mi leggeva i suoi versi, magari custoditi timidamente in un cassetto di casa, testi a volte neppure pubblicati per uno sperduto editore a pagamento, mi ha impressionato la forza travolgente che scaturiva dalle sue poesie, sia che mi parlassero della gatta di casa, sia di un amore lontano nel tempo. Temi semplici, non l’Infinito, ma che mi hanno toccato nel profondo, perché sfido chiunque ad essere veramente toccati nel profondo dalla lettura pura, senza intermediari, dell’Infinito di Leopardi.
Davanti a una piccola platea, perplessa o entusiasta non importa, questi oscuri poeti mi hanno mostrato una voce, un’intonazione, un ritmo, un modo personale e unico di leggere i loro stessi versi. Se avessi letto le loro poesia per conto mio, con la mia lettura difettosamente in prosa, non mi avrebbero comunicato nulla. Ma dalle loro labbra, con quell’intensità che solo loro erano in grado di dare, quella lingua misteriosa e antica che ha nome «poesia», è diventata vitale. Chissà come ce l’avrebbe letto Leopardi il suo Infinito per rendercelo vivo.

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1 Commento

Archiviato in Arti e mestieri

Una risposta a “Piccoli poeti crescono

  1. Anche per me la lettura prosaica di una poesia non ha gran senso d’esistere. Posso capire la conoscenza della poetica e del contesto storico-culturale-sociale-politico, poiché come esseri umani abbiamo la tendenza ad osservare quel che ci gravita attorno e farci influenzare (ed a nostra volta influenzare), ma snaturare ciò che è l’intimità di uno scritto non lascia spazio al nostro sentire, alla nostra sensibilità interiore.

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