La setta del thriller

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Se Giulio Mozzi nei suoi corsi di narrazione chiede agli aspiranti scrittori di cimentarsi in una composizione dal titolo «La mia mamma», quelli lo guardano stralunati e credono scherzi; poi però non scherza e vanno in crisi, si paralizzano – è il famoso blocco dello scrittore, mah!, sarà davvero uno scrittore? – su un argomento così ordinario e basso. L’aneddoto è suo, ma la riflessione che segue è mia.

Il thriller paratattico si basa sulla stessa filosofia. Non si parla della mamma, non c’è una composizione libera, ma un testo di partenza da cui irraggiare molte narrazioni. Se un blogger dice ai propri seguaci (che brutta parola «seguaci», mi dà un’idea di setta, e a volte mi sembra sia proprio così, ma questa è un’altra storia…) che uno scrittore deve essere versatile tutti sono d’accordo. Però un conto è dirlo, un altro è farlo. E la scrittura è fare, non dire.

Quindi il thriller paratattico assolve, spero in modo divertente e utile, proprio a questa funzione di provarsi con approcci di scrittura completamente estranei alla nostra narrazione abituale (alcuni anche bizzarri), per poter dire un giorno, davanti a un impegno vero e inaspettato che io posso farcela, perché ho superato indenne la prova del fuoco di quel famoso thriller tanti anni fa.
Prova del fuoco per se stessi, ovviamente. Non è una gara, non è un esame, non è un giudizio. È, e resterà sempre, un semplice gioco da svolgere assieme.
Insomma, partecipate numerosi e scoprirete potenzialità della vostra scrittura che non immaginavate di possedere. Il thriller vi darà i superpoteri.

Non è una gara, ho detto. Però la settimana scorsa ho messo in palio un libro per la ciambella meglio riuscita. È un giudizio del tutto soggettivo, sia chiaro. Dovrei premiare tutti, me compreso che lancio il tema, e poi sono il primo a pentirmene perché la mia versione al pari delle vostre viene concepita solo successivamente. Ce la farò? Non ce la farò? Inaspettatamente poi ce la faccio e salgo di un gradino nella mia autostima narrativa. Credo capiti anche a voi. Dunque, un libro in palio. Per fortuna quello per Iara, la scrittrice che effettivamente ha vinto, è giunto sano e salvo a destinazione, che con le poste non si sa mai dove andrà a finire.

Questa settimana, come premio per il meglio thriller con sviluppo per frasi fatte ho raccattato in libreria un altro libro – scelto a caso, si sappia, e anche questo è un gioco sganciato dalle regole editoriali di acquisto, che i libri in palio non solo non li ho letti, ma non ne conosco neppure il valore letterario, casomai sarete voi a giudicarli se li vincerete –. La partecipazione è stata alta, direi altissima. Altra riflessione: facile commentare laddove metto un’opinione e una faccetta sorridente. Diverso è mettersi al lavoro, magari per due ore. Non tutti hanno il tempo e la voglia di farlo. Quindi i sette-otto partecipanti al thriller sono davvero tanti. Complimenti a tutti voi.

Ora il colpo di scena. Chi avrà vinto il libro?
Ieri ho ripreso tutte le versioni, e tutte mi sono parse originali e valide. Forse qua e là c’è stata qualche ridondanza eccessiva, ma sono dettagli. Siete stati tutti bravi, e quindi siete tutti vincitori ex aequo. Ma poiché premio solo quello/a che secondo me oggettivamente (notate l’ossimoro, che potrebbe diventare un thriller paratattico futuro) si erge sopra le altre, non c’è vincita.

Non siate delusi, che se volevate che qualcuno vincesse dovevate lavorare peggio, e non l’avete fatto. Ma non vi lascio senza una consolazione. Il libro è qui, e lunedì si gioca. Per invogliarvi a partecipare, questo è il suo incipit.

«Questa è una storia d’amore. Parla dei bei tempi andati, quando gli uomini erano uomini, le donne erano donne e i libri erano libri, con la rilegatura incollata o magari cucita, la copertina di tela o cartoncino, la sovraccoperta più o meno bella e un meraviglioso odore di polvere e muffa; quando i libri arredavano tante stanze, e il loro contenuto, quelle parole magiche in poesia e prosa, era liquore, profumo, sesso e gloria per i loro devoti. Quei lettori fedeli, seppure mai numerosi, sono sempre stati impegnati, udibili e visibili, sensibili al fascino della lettura. Forse esistono ancora, rintananti da qualche parte, seguaci nascosti del culto della parola scritta».

Che strano: follower, seguace, usato in un blog non mi piace, sa di setta. Ma i seguaci nascosti del culto della parola scritta, che è una setta, dentro a un libro sa di poesia. Ma ve lo dovete conquistare…

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5 commenti

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5 risposte a “La setta del thriller

  1. La giuria si riserva pertanto di non assegnare il premio, qualora nessuna delle opere si riveli sufficientemente meritevole. 🙂

  2. Ma quando lo fai ‘sto thriller paralitico? Io arrivo sempre in ritardo. A giochi fatti e con la casella dei commenti zeppa… Forse non ne avrei neanche il tempo. Ma così… senza neanche la possibilità di partecipare, di decidere che è una minchiata, che io tanto sono superiore e non partecipo, ecc., no! Mi rifiuto. Non lo considero giusto, eccetera. Segue una cordiale sequela di insulti che le risparmio. 🙂

  3. iara R.M.

    Ok. Mi preparo psicologicamente (frase fatta) !
    Ohm…Ohm… (meditazione) Ohm…. Ohm….
    ^___^

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