Spaccato di scrittore

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Avete scritto un romanzo davvero fantastico? Di quelli che spakkano?
Lo volete pubblicare in 7000 copie? E magari farlo diventare un film?
E le traduzioni all’estero, non ci vorrete certo rinunciare.
E tanto che ci siamo, perché non essere tra i finalisti dello Strega?
E non vi piacerebbe rilasciare interviste che contano? Avere le recensioni che contano?
Insomma, volete o no entrare nel paradiso dell’editoria?

Fate allora come Luciano Funetta, Dalle rovine, Tunué edizioni.

Però prima del paradiso vi toccherà l’inferno: 20 rifiuti editoriali uno in fila all’altro del vostro romanzo che spakka. Poi al ventunesimo editore…
Non so voi, ma dopo venti rifiuti lo spakkato sarei io, altro che il romanzo. Non andrò mai in paradiso, non sono così santo da sopportare quei diavoli di rifiuti.

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31 commenti

Archiviato in Fenomeni editoriali

31 risposte a “Spaccato di scrittore

  1. Ma 20 rifiuti dello stesso romanzo o di 20 romanzi diversi?
    No, perché la quantità di fatica da farsi è MOLTO diversa…

    PS: proprio stamattina mi è passata davanti, su Facebook, la pubblicità di questo libro. Di’ la verità: sei stato tu, eh?

  2. Si chiama tenacia, potremmo fare molti esempi. Non tutti hanno la stessa propensione al classico “non mollare” e non a tutti dopo 20 rifiuti arriva il colpaccio, Tunué al salone era lì tutto gongolante, io non l’ho considerato perché ha rifiutato (diciamo pure non risposto) le mie Affinità.

  3. Concordo. E se l’autore al 19^ rifiuto avesse detto “basta, mi butto nel self!” il romanzo sarebbe stato probabilmente un po’ diverso (non avrebbe giovato dell’editing di Tunué, ma magari di altri) però sempre quello. Eh, Si aprono molti scenari, perché l’editoria è piena di trame parallele.

  4. @ Michele, giusto. Aggiungo che oltre agli incapaci di valutare quale sia la propria strada, ci sono altre variabili, quali: il rischio di finire nel ben peggiore girone dei frustrati dietro al sogno, e quello di perdere di vista altre cose importanti nella vita, perché la necessità di trovare un editore diventa prioritaria e ruba tempo a relazioni, cose. Io mi sento di dire bravo bravissimo a Funetta, ma altrettanto a chi dopo 15/19 rifiuti lascia perdere.

  5. Marco Amato

    Visto che si parla di Funetta, io l’ho comprato al volo, non so se avete letto l’intervista all’editor Tenué e curatore della collana: Vanni Santoni.
    Fra tante interviste inutili questa è davvero interessante:
    matteobblog.blogspot.it/2016/05/esordire-negli-anni-10-intervista-vanni.html

    Tra l’altro vedasi per gli scrittori che pubblicando con editore non vogliono fare promozione, come Santoni ha fatto un corso accelerato a Funetta perché sia lui stesso a promuovere il libro in ogni sede e occasione.
    Per la serie, aiutati che Dio/editore ti aiuta. 😉

    • Caro Marco, ho letto l’intervista, grazie per averla linkata. Lo vedi anche tu il colpo di fortuna di avere lo stand vicino? Voglio dire, il testo c’era, c’è, ma quel @@@@ di imponderabile a me non capita mai! Fine del lagna commento. BACIONE

      • Marco Amato

        Immagino come tu possa sentirti. Io l’unica cosa che so è che non bisogna demordere mai. Ti farei l’esempio calcistico di Ranieri (ma forse non segui il calcio). Il predestinato che non aveva mai vinto compie uno dei più grandi miracoli. Arrivare è difficile. Però prima o poi il salto potresti farlo. E’ capitato pure che quando il grande editore scopre un autore, spesso va a comprare i diritti dai piccoli editori per riunire a sé la collana. Io incrocio sempre le dita e tifo per te. 😉

    • Non ho ancora avuto il tempo di leggere (mea culpa) ma provo a rispondere lo stesso: che senso ha aver un editore e poi arrangiarsi per la promozione? Aiutati che l’editore t’aiuta? Ma non scherziamo, suvvia. Perché dovrei lavorare gratis al posto di chi mi pubblica?
      Se mi proponessero una roba del genere, corro a pubblicare su Amazon, a zeroeuroenovantanove, e mi tengo il 70%. Tanto, alla fine, prenderei uguale: tempo per pubblicizzarmi non ne ho. Soldi da spendere per, neppure.
      Se quella è la strada, io sto con Proietti: «Le vie del signore sono infinite. Pijane una e vaffanculo.»

      (E adesso Helgaldo mi censura 🙂 )

      • Marco Amato

        No, Michele, Helgaldo non ha mai censurato me, figuriamoci te! 😀
        Però l’editore ha anche ragione dal suo punto di vista. I tempi sono difficili, la concorrenza tanta. La carriera è di Funetta. Col prossimo libro potrebbe approdare a un big. Darsi una mossa diventa un fattore cruciale. Che poi si dica allora pubblico in self, non è la stessa cosa, in self bisogna sbattersi parecchio e in itinere.

      • Non sono tanto convinto: quando pubblichi, il libro è un prodotto. Se è un prodotto (e lo è) allora si parla di risorse: il tempo per la pubblicità è una risorsa, e come tale si paga. Ergo: mi faccio io pubblicità (e l’editore mi paga, per questo) oppure la fa l’editore in proprio (compresa nella percentuale che si trattiene, insieme a editing, grafica, magazzino, varie ed eventuali).
        Dire “sbattiti” o “la carriera è di Funetta”, per me, è alla stregua di quelli che pagano “in visibilità”: la carriera sarà di Funetta, ma i soldi delle copie spinte da Funetta li trattiene Tunuè, e questo è proprio sbagliato.
        Le ore che impiego a promuovermi sono sottratte ad altro, e costano. Altrimenti investo sul mio, come dicevo prima: a fare business plan non me la cavo male. A lavorare gratis, invece, sì: patti chiari, amicizia lunga. 😉

      • Marco Amato

        Eh Michele, io sono ospite da Helgaldo e sto provando a essere buono e comprensivo con gli editori. Di norma sono fustigatore. Perché sì, se tu editore mi dai l’8% e mi chiedi che mi procuri interviste, che mi prodighi sui social e tutto il resto, allora dammi di più. Fra l’altro Tunué per principio (?!) boh, non produce la versione ebook. Cioè come autore parti con l’handicap per citare le scommesse sportive. Però io queste cose sugli editori non le dico più perché ormai sto provando a fare il moderato/morigerato.
        E comunque voci di corridoio mi hanno detto che anche da Mondadori e galassia vogliono autori social, anche da Mauri e Spagnol e Newton. Più flessibili sono Giunti, Sellerio e molti editori piccoli e medi vecchio stampo.

        P.s. non so se stai seguendo il famoso critico G. S. (il nome non lo metto per esteso perché da critico se legge che parlo male di lui appena esce il mio libro self mi fa un cul… diciamo un mazzo gigantesco. Se vuoi te lo indico su Facebook. Ecco il critico ha passato la barricata — e dopo averne stroncati tanti — è diventato scrittore. Mannaggia alla miseria che spam sta facendo su Facebook… Ma sia inteso, io non ho detto niente 😀

  6. Magari ha inviato tutto d’un colpo 50 manoscritti, spendendo una caterva in stampa e francobolli.
    Ad ogni modo è già un successo ricevere dei rifiuti, io al massimo accumulo silenzi!

  7. Funetta attualmente è rappresentato da un’agenzia, tanto per ribadire il concetto agente.

  8. @ Marco, non seguo il calcio e abito vicino a S. Siro 😀 però sto Ranieri ha fatto talmente il colpaccio che alla fine so pure io chi è! Tu dici: grande editore scopre un autore, spesso va a comprare i diritti dai piccoli editori. Ma certo, è successo per Jack Frusciante e pure per quel genio di Genovesi! Grazie come sempre per il tifo da stadio per stare in tema. E recensisci su Amazon ciò che sai, grazie. Salutiamo anche il padrone di casa con tanti baci.

  9. iara R.M.

    Però scusate, venti teste di chiodo che non hanno saputo riconoscere un talento? Questo dato non vi sembra sconcertante?
    Bravo l’autore a non desistere; non è da tutti avere tanta autostima da non cedere alla commiserazione.

    • il fiuto degli editori ultimamente è molto simile a quello di un naso raffreddato, carissima Iara!

    • Non è detto: nel pezzo indicato da Marco c’è scritto che aveva contati con diversi editori minori. Se poi il libro dovesse essere un po’ diverso dal solito, può essere che le venti teste di chiodo avessero riconosciuto la bontà dell’opera, ma abbiano difettato nel coraggio di metterlo sul mercato.

      • Marco Amato

        In realtà ho letto, credo un’intervista a Funetta stesso, su Vita da Editor. O se non era un’intervista si parlava del libro. Stavolta link non ne metto. In realtà pare che il motivo dei rifiuti non fosse dovuto alla qualità della scrittura di Funetta, che (da esordiente) non si discute e io ci metterei la firma in bianco per scrivere così. Il problema era il contenuto del libro. Il protagonista che esercita erotismo con i serpenti che lui colleziona e da lì tutta una deriva… Insomma il libro rimbalzava fra le mani degli editori come la bomba che nessuno voleva farsi deflagrare in mano. Tunué è stato l’unico a rischiare e ha fatto bingo perché il libro sta andando molto bene.

      • iara R.M.

        Questo mi fa venire in mente l’argomento dei tabù che abbiamo affrontato. A quanto pare, tematiche particolari si possono anche riuscire a scrivere, e ascrivere bene, ma poi, restano i tabù di chi deve pubblicarle. (Io, non ho letto questo libro, ma mi avete incuriosita…)

  10. Per qualcuno poteva essere del tutto fuori linea editoriale, ma un po’ di coraggio credo sia necessario per uscire dallo stallo editoriale, al massimo esistono anche i “fuori collana”, insomma la mancanza di coraggio mi fa arrabbiare ecco. I soliti pattinatori che non staccano la mano dal bordo, buttati in mezzo e vedi se vai o fracassi a terra!

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