Parto dalle macerie

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Gentile Dacia Maraini,

la foto del piccolo Omran scampato per miracolo al bombardamento di Aleppo ha fatto ieri il giro del mondo, suscitando commozione e orrore nella comunità internazionale. Tutti i giornali italiani la esibivano in prima pagina in questo agosto fiacco di notizie, arricchendola con i commenti dei migliori opinionisti a disposizione. Speravo che almeno gli scrittori si negassero all’ipocrisia generale che naviga sull’onda emotiva e retorica prodotta da simili scatti. Invece niente, il silenzio rispettoso per la tragedia non è più contemplato nell’epoca social, bisogna dire qualcosa e soprattutto dirlo con le parole giuste.
Lei, che di parole è maestra, ne ha prodotte di bellissime denunciando l’impotenza della parola quando c’è di mezzo la guerra.

«Certe volte una fotografia parla più di un romanzo. La faccia del bambino Omran impietrita dall’orrore, a metà coperta dal gesso delle macerie, dice sulla guerra quello che nessuno riesce a raccontare con le parole».
Un incipit perfetto, da scrittrice navigata quale lei è. Negare la parola usando la parola. Poteva concludersi qui il suo pezzo, rinunciando ad altre parole: sciopero della scrittura sostituito da un minuto di silenzio sulla pagina che resta immacolata.
E invece anche lei non resiste alla tentazione di parlare di sé, della sua infanzia sotto i bombardamenti. Dimenticando subito quell’altro bambino che già oggi sarà dimenticato dai giornali per festeggiare un’altra impresa olimpica. La sua espressione impietrita, come scrive lei, sostituita dalla felicità per la vittoria della pallavolo italiana a Rio. Non lo sapeva che sarebbe successo?

«So cosa vuol dire guardare in alto e scorgere un grosso uccello metallico che sputa dal ventre uova che luccicano al sole. Ma dentro le uova non ci sono i pulcini, bensì il fuoco che porta ferite e morte». Quante belle metafore, signora Maraini, apprese in tanti anni di scrittura professionale. Utili nella tragedia come nella felicità. Metafore buone per ogni occasione, dalle lettere del cuore ai raid aerei. Grosso uccello metallico, ventre, uova, sole, pulcini, morte. Quanti minuti ha impiegato per creare questa bella immagine di bombardiere? Che sottile descrizione, pare poesia, non cronaca: a questo servono gli scrittori, signora Maraini. A raccontare la realtà con un altro sguardo, dove noi ci vergogneremmo di chiamare le bombe con un nome diverso. Per questo hanno chiesto a lei di scrivere, a lei che di metafore dev’essere ben attrezzata.

E complimenti per il finale, la chiusa. Bisognava trovare la positività, la speranza, raccontare che la vita continua ed è meravigliosa nei suoi tanti miracoli. In fondo siamo ancora tutti in spiaggia a goderci la fine dell’estate, niente musi lunghi. «Il bambino Omran però è vivo e se ne sta seduto su una sedia, salvo anche se solo al mondo e noi vogliamo vederlo come il più prezioso frutto di un miracolo: un bambino partorito dalle macerie che, nonostante l’odio, l’indifferenza, l’irresponsabilità, l’ossessione omicida, esibisce il suo piccolo corpo martoriato ma intero, per ricordarci che la vita è più importante della morte e che solo dalla vita nasce altra vita e altra speranza». Che dai bambini partoriti dalle macerie nasca l’odio futuro verso chi sgancia oggi le uova luccicanti pareva brutto scriverlo, vero signora Maraini?

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7 commenti

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7 risposte a “Parto dalle macerie

  1. Simona C.

    La speranza che le generazioni future siano più sagge delle precedenti, riparino ciò che rompiamo e risolvano i problemi ereditati è storicamente una mezza boiata, un pensiero che ci consola e ci alleggerisce, ma continua a fallire. L’evoluzione mentale necessaria a vivere in pace richiede molto più tempo di una vita umana, più tempo di qualche millennio di vite umane che replicano i medesimi errori, forse in modo più sofisticato, ma sempre quelli.
    Da quando ci randellavamo con le zanne di mammuth ai droni da guerra non siamo cambiati granché per quante chiacchiere più o meno profonde possiamo ricamarci sopra. Diceva un mio caro amico: “Troppo presto fuori dalle caverne, troppo lontani dalle stelle.”

    E anche il mio commento è fatto di troppe parole.

  2. iara R.M.

    La banalità del mio pensiero mi porta a scrivere che c’è bisogno di sperare per continuare a vivere. Il problema è che tutti speriamo senza alimentare con i fatti questa forza che nella mia mente diventa un vento che soffia furioso sul deserto, alzando sabbia, chiudendo occhi. Forse, sarebbe meglio provare terrore. Magari, se quegli uccelli metallici volassero sulle nostre teste, forse, l’orrore ci riguarderebbe e non sarebbe soltanto un brutto film. Sono arrivata a pensare che l’indifferenza sia un espediente della mente per consentirci di vivere nonostante tutto. C’è troppa infelicità e orrore per ignorarlo. C’è troppa infelicità e orrore per conviverci. Io mi alzo la mattina e sorrido a questa mia esistenza; poi, ascolto le notizie e mi capita di sentirmi in colpa… incontro gli occhi di mio figlio e mi sento fortunata e mi rammarico di non avere altro che pensieri e preghiere per chi è altrove.

    • Simona C.

      Ogni guerra ci riguarda. Il mondo è diventato troppo piccolo perché non sia così. L’indifferenza è un lusso per pochi ormai. Sarebbe bello che le persone come te, quelle che sorridono alla vita, avessero il potere di fermare chi sgancia bombe sulla gente che non può far altro che sperare.

      • iara R.M.

        Ciao Simona. Essere\sentirsi impotenti è una delle sensazioni più devastanti. Però, chissà che con le parole, la scrittura, la musica, i dipinti, le fotografie, i silenzi, le preghiere, le donazioni, le adozioni a distanza, l’educazione costante delle nuove generazioni, l’impegno personale al rispetto e alla diffusione di valori essenziali, non si riesca a smuovere le coscienze e a spingere, chi ha gli strumenti, a fare qualcosa di concreto. Non riesco a pensare ad altro che si possa fare per alleviare questa percezione di inettitudine e per offrire un aiuto concreto alla speranza che continua a soffiare invano.

  3. Il fratellino di Omran è morto ieri a seguito delle ferite riportate a seguito del bombardamento. Niente notizia in prima pagina, niente foto d’apertura, niente editoriali retorici. Lo dico per completezza.
    Per completezza aggiungo che l’Italia è stata sconfitta nella pallanuoto: notizia in prima pagina, foto di atleti disperati, editoriali retorici.

    • Appunto.
      Io stessa ho guardato più gare olimpiche che tg in questo periodo, ma anche senza Olimpiadi non è molto diverso. Covo la mia rabbia verso ogni Guerra, anche la più piccola e invisibile, e si legge nei miei racconti di viaggio perché è viaggiando che mi sono resa conto di quanto male sappiano farsi le persone. Uno dei miei ricordi più brucianti è il cartello appeso al confine tra Thailandia e Cambogia con la scritta “Per favore rispettate i nostri bambini” contro il turismo sessuale. In che razza di mondo deve esistere quel cartello?
      Eppure in concreto non faccio nulla per cambiare le cose, tranne evitare di far del male a mia volta.

      • Questa pratica del turismo sessuale è terribile. Purtroppo ne ho conosciuto uno che mi ha detto con candore che l’hanno ringraziato per aver elargito ben cinque dollari per una prestazione sessuale con una minorenne. Da quel giorno l’ho evitato, altro non potevo fare. Non ho saputo neppure dirgli quanto lo disprezzi, tanta è la vergogna per ciò che mi ha confessato.

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