Scrittori commerciali e no

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Due sono i tipi di scrittori: quelli commerciali e quelli non commerciali. Quelli commerciali scrivono romanzi richiesti dal mercato e quindi destinati a un preciso target di lettori, che amano trovare nelle pagine che acquistano i personaggi che amano di più, le storie e le trame che amano di più, il genere che amano di più, i temi che gli interessano di più. Quelli non commerciali non hanno una domanda di mercato, non hanno nessun target e scrivono per un lettore imprecisato, che non sai che storie ama, che personaggi predilige, che non segue nessun genere, che non sai a quali temi è interessato. Quelli commerciali gestiscono i propri lettori, dialogano con loro tramite social, conoscono gli umori generali del proprio pubblico, capiscono dalle vendite se il libro attuale è piaciuto di più o di meno di quello precedente, e così hanno elementi concreti per valutare come sarà più o meno accolto quello successivo. Quelli non commerciali sanno che ogni libro è un libro del tutto unico, e non sanno se il lettore che ha letto quello precedente leggerà anche questo che tratta una storia del tutto diversa, figuriamoci quello successivo. Quelli commerciali vendono di più, per questo gli editori vogliono che si continuino a sfornare: serve per sfamare la domanda di libri commerciali. Quelli non commerciali vendono di meno, per questo gli editori non sanno mai come andrà a finire e non esiste nessuna domanda di libri non commerciali. Quelli commerciali, a volte, sono così belli e potenti, che piacciono anche a quelli che non leggono i libri commerciali, e diventano, sempre a volte, libri non commerciali, classici della letteratura. Quelli non commerciali, a volte, sono così belli e potenti, che piacciono anche a quelli che non leggono libri non commerciali, e diventano, sempre a volte, classici della letteratura che vendono quanto i libri commerciali.

Quando scrivi un libro, se hai in mente un target, stai scrivendo per un target, punti al target, parli sempre di target vuol dire che sei uno scrittore commerciale. Quando scrivi un libro, se hai in mente un target, stai scrivendo per un target, punti al target, parli sempre di target e non sei uno scrittore commerciale, non sei altro che uno scrittore commerciale che si dà arie da scrittore non commerciale. Ma se sei uno scrittore commerciale e vendi poco o niente, non sei altro che uno scrittore non commerciale che si dà arie da scrittore commerciale.

Sono due i tipi di aspiranti scrittori: quelli aspiranti commerciali e quelli aspiranti non commerciali. Non è che ora ho voglia di ripetere tutta la storia, basta rileggere aggiungendo qua e là aspirante e togliendo qua e là vendite.

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13 commenti

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13 risposte a “Scrittori commerciali e no

  1. Grilloz

    Ogni mattina in Africa uno scrittore commerciale si sveglia e sa che dovrà scrivere più velocemente del suo target se non vorrà morire di fame.
    Ogni mattina in Africa uno scrittore non commerciale si sveglia e sa che dovrà morire di fame più veloce del suo non target se vorrà scrivere.
    Non importa che tu sia uno scrittore commerciale o non commerciale, l’importante è che ogni mattina, quando ti alzi, scrivi.

  2. Tu sei commerciale e ti tirano le pietre.
    Sei non commerciale e ti tirano le pietre.
    Qualunque cosa fai, dovunque te ne vai,
    sempre pietre in faccia prenderai.
    Tu sei pubblicato e ti tirano le pietre
    Non sei pubblicato e ti tirano le pietre
    Al mondo non c’è mai qualcosa che gli va
    e pietre prenderai senza pietà!
    Cosi’ sara’ finché scriverai Sarà così….

  3. Tiziana

    Esiste un terzo gruppo. Quelli che scrivono senza pensare in che categoria stare. Scrivono e basta. Non chiedermi in che percentuale.

  4. Luz

    Uhm, il punto è: davvero esiste ancora questa figura di eroico scrittore non commerciale, che scrive senza pensiero alcuno per il proprio potenziale lettore? Non sarei tanto ottimista a riguardo.

    • Penso a tre libri a caso dall’ultimo Premio Strega: La scuola cattolica di Edoardo Albinati, Dalle rovine di Luciano Funetta, Il cinghiale che uccise Liberty Valance di Giordano Meacci. Fatico a immaginarmi il potenziale lettore di questi romanzi. Questi tre scrittori sapevano già per chi scrivevano queste storie? I loro editori li hanno spinti a scrivere questi romanzi perché sicuri di venderli al grande pubblico?

      • Luz

        Mi dai un assist niente male: ho conosciuto personalmente Giordano Meacci. Gravitava proprio intorno alla biblioteca di Ciampino una quindicina di anni fa, tenendo delle belle conversazioni su un tema. Fu magistrale quella sulla canzone d’autore, ma ne tenne molte altre. Si muoveva assieme a un gruppo di ricercatori facenti parte di un’accademia da loro fondata, una cosa simpatica e impegnata nell’analisi delle scritture.
        Una sera presentò il suo libro fresco di stampa, edito da Minimum Fax, “Improvviso il Novecento”, alla presenza di Sandro Veronesi per altro, e fece una promozione molto mirata, sapendo assai bene che le sue ricerche sui percorsi tracciati da Pasolini avrebbero suscitato l’interesse dei lettori.
        Ebbe l’effetto di una promozione molto ben condotta, in molti lo comprammo. Ora, non credo che Meacci a un certo punto della sua carriera di scrittore si sia sottratto a queste dinamiche.
        E credo che sia logico.

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