Pensiero stupendo

foto_bidone_rosso

«Vendere un’idea è ancora più importante che averla, un’idea. In ogni ambito. Dalla letteratura all’arte, dal cinema al giornalismo». Non lo dico io, non prendetevela con me. L’affermazione, più vera che falsa ahimè, è di Wanda Marra.

Che sia più vera che falsa questo sì lo dico io, perché in giro – anche sui social – sento parlare più di marketing che di idee. Anzi, di idee se ne parla poco, e quando se ne parla, chi ne parla è démodé, sembra un extraterrestre, pare un pirla.
Tra gli scrittori poi, mi riferisco soprattutto a chi si autoproduce o giù di lì, sembra che vendere sia tutto, o quasi. Marketing di qua, strategie di là. Vendere, ecco il verbo. Non scrivere. La scrittura è un’azione secondaria, marginale, fessacchiotta: il libro è un dato di fatto scontato, non è la variabile indipendente, l’elemento che fa la differenza tra chi è scrittore e chi semplicemente vende qualcosa.

Però è paradossale. In un certo mondo, quello della scrittura, il marketing è visto come il demonio. Si fa di tutto per far capire in giro che noi non siamo di quella genia lì, non siamo avidi venditori, che non è il conto economico il nostro credo, che il break-even point del libro non è la nostra religione. E poi sbaviamo per gestire il marketing del libro – chiamarla vendita fa un po’ schifo –, e il blog e il sito e la pagina Facebook e l’account Twitter e le recensioni amiche e le presentazioni e il brand, tutto deve contribuire non all’idea, che anzi se è minuscola e insignificante è meglio. Di più, l’idea è controproducente, è l’ostacolo al successo, meglio che non ci sia. Credimi, è un intralcio, è la zavorra nell’attività di vendita, rischia solo di confondere il lettore e niente più.
Invece vendere il libro prima di avere scritto il libro, questo vuol dire essere scrittori. Di più: vendere lo scrittore senza che abbia mai scritto niente, al resto si penserà in seguito, se proprio si dovrà. E c’è qualcuno (l’avrete incontrato pure voi, ammettetelo), che elenca le azioni di marketing compiute nel 2015 in vista del libro che scriverà forse entro il dicembre del 2016.

Quasi quasi mi ci butto anch’io a vendere, che di scrivere, di avere idee non ne ho poi tutta questa gran voglia, che è una fatica inutile. Scrivo il titolo, metto un’immagine accattivante in copertina, quattro righe di quarta, dedica (la dedica è importante), biografia di me (poca roba per non appesantire, giusto per dire che ci sono anch’io dentro il progetto), fascetta promozionale rigorosamente rossa, prefazione, postfazione, note. Pure l’indice ci metto, mi voglio rovinare. E poi, se un esperto molto esperto mi aiuterà, in mezzo a queste cose ho proprio voglia di piazzare centocinquanta-duecento pagine bianchissime, immacolate, postmoderne. E poi tanto, tanto marketing, con la pagina Facebook del libro, dove ti dico com’è come non è, come sarà, come vorresti che sia. Ma sì!, non facciamoci mancare niente, anche il dialogo aperto e costruttivo con i miei duemila, tremila, cinquemila perché no, lettori che mi seguono affezionatissimi, che vogliono sapere, capire, sbirciare dalla serratura come sta venendo questo po’ po’ di libro, aiutandomi anche a modificarlo in corso d’opera. Potrei quasi scrivertelo in diretta, in streaming su Youtube come i cinque stelle. Con telecronaca incorporata: ecco l’autore che si accinge al primo capitolo, apre il file, scrive una riga – che incipit! – ma che fa, lo cancella?, che coraggio, che prestazione, che disperazione, che arte.

Tu dirai che non va bene, che non è serio, che non si fa così. Ma guardati attorno e dimmi se non vedi tutti i giorni qualcuno che ti vende qualcosa che non c’è. Si può con tutto e i libri no?

21 commenti

Archiviato in Fenomeni editoriali

21 risposte a “Pensiero stupendo

  1. Grilloz

    Mi pare che fosse Picaso a dire che è vero artista colui che ha venduto almeno un quadro. Però poi penso che la vendita per gli scrittori non sia il punto di arrivo (forse tranne che per alcuni autopubblicati) ma che la vendita sia funzionale al farsi conoscere, all’avere successo. Non tanto i soldi quindi, ma il mettersi in mostra, essere notati, magari, perchè no, da quell’editor famoso o da quella casa editrice grande grande.
    E’ il mantra della società dei social.
    Il problema dello scrittore, dell’artista in genere, è che quel quadro, per venderlo, prima bisogna averlo dipinto, anche se c’è chi è riuscito a vendere una tela bianca o la foto di una patata
    http://www.ilpost.it/2016/01/27/foto-patata-kevin-abosch/

    P.S. Però l’idea del romanzo scritta in diretta streaming è bellissima 🙂
    (ecco, ma c’è l’idea)

    • miscarparo70

      C’è gente che ha fatto i miliardi vendendo foto di patate.
      No, aspetta…

      • Grilloz

        Però dai, è una bella foto di una bella patata, grande grande 😛
        Però sarei curioso d conoscere chi l’ha comprata

      • miscarparo70

        L’ha comprata uno di cui non si potrà più dire che non la vede neppure in foto. 😉

    • Peccato che io sia anonimo, non posso apparire su Youtube. Puoi farlo tu, però… 😉
      Esiste dunque un mantra, che si basa sull’immagine. A volte noto che di un libro se ne parla anche senza averlo letto, senza bisogno di leggerlo, perché crea polemiche ancor prima di essere pubblicato, che il successo si raggiunge prima ancora di vederlo materialmente in libreria.

    • Grilloz

      Ma tu inquadri solo le mani sulla tastiera e il monitor del pc (occhio ai riflessi) e meglio ancora una bella lettera 22 😉
      Onestamente la gente che parla di libri senza averli letti perchè fa figo far polemica mi dano un po’ sui nervi. Ciò non toglie che possa comunque far vendere di più l’autore, come diceva quello la?

  2. Sulle pagine bianchissi e post moderne, nel mezzo di un libro, sei arrivato in ritardo. Purtroppo non ricordo il nome dell’autore, perché è uno scrittore di fantascienza e io non sono un lettore attento di quel genere, ma è già stato fatto. Credo s’intitolasse qualcosa come: Racconti brevi per psionici.

    Condivido il tuo pensiero. Come sai vengo dalla vendita, in un mondo di ingegneri. Lì il venditore è guardato con astio: è un “di più” indispensabile ma quasi disprezzato. Chi si occupa di originare idee o di svilupparle ci tiene a distinguersi da chi le vende. Nel campo dell’editoria è stato così per molto tempo. Conosco uno scrittore degli anni settanta, che purtroppo non ha avuto successo, che non ha avuto successo proprio perché aveva un atteggiamento irriducibile verso il concetto di “marketing”. Lui voleva scrivere; a vendere ci pensassero gli altri.

    Oggi sembra tutto l’opposto. Il mondo si è ribaltato e in questo il self ha la sua parte di responsabilità. Siamo frenetici. Non abbiamo il tempo per scrivere ma sforniamo libri in continuazione. È un mondo in cui non mi riconosco e, forse sbagliando, ho deciso di proseguire per la mia strada, in barba ai suggerimenti dei guru che in giro spuntano come funghi. Funghi sì, ma velenosi.

    Stephen King scrive qualcosa di molto bello in On writing, non lo cito a memoria ma suonava così: «Non ero il più bravo, ma le mie trovate piacevano di più». Lui faceva un gioco, uno di quei giochi in cui uno inizia una storia e l’altro la deve concludere. Quando toccava a lui, diversamente dagli altri compagni che balbettavano, la soluzione per quanto intricata o irreale la trovava sempre: e piaceva!

    Ecco questo è uno scrittore. E siamo a due concetti, mi pare:
    1. Lo scrittore è uno che ama giocare con le parole;
    2. Lo scrittore è uno che ama inventare storie;
    … il resto è un “di più”: che ci pensino gli altri a vendere.

    Ti sfido a trovare il punto numero tre. 😉

  3. Sì, arrivi tardi con il libro di pagine bianche. Qualche tempo fa rimase a lungo tra i più venduti di Amazon (adesso non vorrei sbagliare perché vado a memoria, ma il blog del suo autore non era Stranoforte? Qualcuno se lo ricorda?)
    Comunque, visto che io marketing non lo so fare, mi sa che mi devo limitare a scrivere.

  4. Scrivo anch’io e basta. Non solo non so fare marketing, ma mi mette ansia persino l’idea che un giorno, forse, mi toccherà provarci. Sono dell’idea di Salvatore: è un mondo in cui neanch’io mi riconosco. Si vede che il mio destino è scrivere soltanto. A vita!
    (Detto fra noi: a me non sembra tanto male!)

    • No, non è male. Però in tanti che parlano come te poi ci soffrono di non emergere. Allora dubito che siano sinceri nei loro buoni propositi iniziali. In fondo è una tensione indotta dall’ambiente esterno, che se non vendi e nessuno ti riconosce per la strada (l’altro giorno per la strada ho incontrato Pennacchi, forse un giorno ne parlerò), vuol dire che non sei nessuno, anche se venti persone leggendoti ti hanno apprezzato. Il che è già un bel successo, a mio parere.

  5. Il marketing va bene, se non scade nello stalking, che sia da parte di un ufficio stampa o di un selfista se è ben fatto a mio avviso bene venga. E per essere ben fatto non deve essere invadente, deve essere originale, e ovvio deve raggiungere l’obiettivo con un prodotto valido. Perchè un autore che vende tanto grazie a un buon marketing ma il libro è una ciofeca probabilmente venderà zero col secondo libro. E se magari col primo si è arricchito, poco male, ma pare che poi così si vada in depressione, non è che ci si accontenti. Io vedo davvero un gran parlare e basta, poca concretezza. Ma questo comunque è già stato ampiamente trattato da te, carissimo Hel, quando tu scrissi qualcosa tipo “ma con tutti questi geni del marketing perchè Mondazzoli non vi ha ancora chiamati?” Tempo fa Helgaldo tu mi dissi che io non sono donna marketing, no, non lo sono, ma che l’anniversario di Chernobyl sarebbe stato il mio marketing, a quanto pare non è così… peccato. Magari con qualche strategia marchettara di quelli che si spacciano per bravi venditori, chissà.

    • Fai un bando di gara sul blog per l’offerta per il markettaro più intraprendente, seriamente. Chi ha un convincente piano di sviluppo del tuo libro a costo zero o quasi, lo fai tuo. Vediamo chi si azzarda a dirti in concreto, che in teoria senza sporcarsi le mani sono bravi tutti, quali azioni compirebbe per aumentare la leva marketing del tuo libro nei prossimi mesi. 🙂

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...