Brutti, sporchi e cattivi

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Brutti, sporchi e cattivi: sono quelli i libri che mi piacciono. L’Inferno di Dante è brutto, sporco e cattivo. Anche I Malavoglia. Il Decameron, ricco di frati che vogliono sollazzarsi con le monache e mogli che cornificano con sommo piacere mariti ricchi e vecchi è brutto, sporco e cattivo. Ci aggiungo Il giovane Holden di Salinger, bruttino, sporchino e cattivello e Le particelle elementari di Houellebecq bruttissimo, sporchissimo e cattivissimo. E venire trasformati in un insetto immondo non è forse l’esperienza più brutta, sporca e cattiva che ci possa capitare? Logico che si finisca nel bidone della spazzatura, che altro destino attendersi?

Pensandoci bene, un po’ brutti, sporchi e cattivi sono anche i loro autori: Dante doveva avere un bel caratterino; Houellebecq basta guardare quanto è devastato; Verga ha sempre quell’espressione arcigna; Salinger è un asociale conclamato; disadattato e malaticcio Kafka. Un bel campionario. Gente che ti negherebbe anche una semplice informazione stradale, figurarsi parlar con loro di letteratura, dei loro libri poi. Mi viene quasi da pensare che se uno scrittore non è brutto, sporco e cattivo non scriverà mai libri brutti, sporchi e cattivi, gli unici che meritano di essere letti.

Noi blogger-scrittori, invece, siamo tutti belli, puliti e buoni. Si vede dai post che scriviamo e dai commenti che lasciamo in casa altrui. Il tuo libro è bellissimo, grazie anche il tuo. Hai capito perfettamente cosa mi ha ispirato, prego sei per me un libro aperto. Costola dell’intervista doppia di televisiva memoria è la recensione doppia 2.0: il tuo è bello, anche il tuo è bello. O tripla: il tuo è bello, anche il tuo è bello, anche il vostro è bello. Anche i lettori – che spesso coincidono con i blogger che frequentemente coincidono con gli amici – sono tutti belli, puliti e buoni. Al confronto Heidi vive sotto la tangenziale e i Puffi sono bande di violenti. Il mondo editoriale è un’immensa stella, anzi cinque o meglio quattro per essere più credibile come recensione, sempre luminosa e accesa. Dei belli, puliti e buoni ovviamente il più buono, pulito e bello sono io. E un po’ me ne vergogno, per questo non scrivo libri. Signor Leopardi, che ne pensa degli scrittori social? Magnifiche sorti e progressive a te e a tutta la tua cerchia. Potrebbe almeno dirmi come arrivare in viale Cinque Maggio? Mi dispiace ma non leggo odi belle, pulite e buone.

 

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31 commenti

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31 risposte a “Brutti, sporchi e cattivi

  1. Quasi quasi fondo un asocial network. Bottone unico: il pollice verso di dislike. Simbolo: uno di quei bei frutti arancioni di stagione adesso. Nome: Kakogram. Perché *io* sono colto e parlo il greco. Tutti gli altri, a cominciare da Helgaldo, possono andare a Kakogram. 😛

    • Finalmente uno che dice la verità. Ti aspetto sotto casa, poi facciamo i conti.

    • Ho letto proprio oggi le regole di Mozzi per valutare un’opera. Dice che ne promuove una su mille che gli arrivano. Brutto, sporco e cattivo. E mi domando: e noi invece? Quante ne pubblicheremmo? Stando a ciò che leggo in rete sono tutte degne di pubblicazione. In pratica non abbiamo quasi scarti, non 60.000 libri l’anno ma 6.000.000.

      • Infatti. Anche se poi la credibilità di uno che posta quattro pagine di “lorem ipsum” è quella che è 😛
        Scherzi a parte: scrivo molto proprio perché cerco di arrivare a quota mille. A quel punto, vivaddio, ne avrò uno buono.

      • Hai fatto male i conti, temo: pubblicandone 6.000.000 (e non 60.000.000) ne stai scartando 9 su dieci, che fanno comunque un buon 90% di scarto. Non sei proprio “buono”.

      • Grilloz

        Sono ancora lontano dai mille manoscritti letti, ma per ora sono a zero di promossi. Forse sono troppo brutto sporco e cattivo. Quel che si addice in fondo al capitano di una nave pirata 😛

  2. Massimiliano Riccardi

    Ma pensa te se ora mi devo vergognare di essere biondo con gli occhi azzurri, buonissimo e bellissimo. Per il resto, caro Helgaldo, hai ragione, ma come si dice: è nuovo ? no, lavato con Perlana … Passaparola. A quanto pare le professioni più antiche del mondo sono più di una. Ma ogni tanto ci si può innamorare anche di una puttana.

  3. Massimiliano Riccardi

    Ma che cattiveria e cattiveria, hai ragione, te l’ho detto. Il problema è che siamo tutti puttane, dipende dal prezzo e dal tipo di mercimonio. Sesso? Considerazione? Riconoscimenti? Amore? Soldi? Fama? Consenso?
    Poi ci sono gli anticonformisti, quelli contro, i censori, autorevoli, ovviamente si distinguono dalla massa. Li riconosci subito perché sono tutti vestiti allo stesso modo,uguali, hanno gli stessi obiettivi da colpire, parlano lo stesso linguaggio e frequentano gli stessi posti. Non si vogliono confondere con gli altri gruppi di anticonformisti con la kefiah, hanno in uggia gli altri anticonformisti che per distinguersi si vestono di blu, senza parlare degli altri gruppi di anticonformisti con le toppe sui gomiti della giaccha di velluto. Voglio dire, è un casino 😀 😀 😀

    • Massimiliano Riccardi

      Belin ma hai cambiato da Long Seller a Dante & Company, aaah ma allora sei infingardo. Ma sì dai, a quest’ora una botta di scemo me la merito.

  4. Eh, ma la cattiveria si concentra più sul libro stesso che sulla persona che lo scrive. Per dire, Kafka era notoriamente un uomo molto educato, quasi sottomesso in casa dal proprio autoritario padre, aveva poca autostima (in contrasto con l’opinione positiva che che avevano di lui i suoi amici), sembrava un uomo tranquillo e pacato. Tutta la “bruttezza” l’ha messa nei suoi libri.
    Houellebecq, beh, sì, lui è veramente un asociale. E “Le particelle elementari” è relamente un capolavoro brutto sporco e cattivo.
    Io sono più simile a Kafka, ecco.
    Però, se pensi che sarei più credibile come scribacchino, posso iniziare a insultare tutti e offendere gli altri bloggers. Può funzionare?

    • Non voleva nemmeno che i suoi libri arrivassero al pubblico. Non gliene fregava nulla dei lettori. E non li ha certo scritti perché l’argomento tirava. Non ho detto che bisogna offendere e insultare. Ogni scrittore è solo: i brutti, sporchi e cattivi sanno di essere soli. Altrimenti Kafka non scriveva quello che ha scritto. Scriveva un romanzo rosa. Noi invece cerchiamo il consenso, l’appartenenza, la condivisione. Ci preme essere riconosciuti dalla comunità di cui facciamo parte, arriviamo a teorizzare che si deve scrivere quello che piace agli altri. Scegliamo di non rischiare per paura di non essere più accettati.

      • Quelli che dici tu sono i libri che rendiamo pubblici. Bisogna vedere se abbiamo magari qualche libro nel cassetto meno “politically correct”…
        Io una volta ne ho autopubblicato uno su Amazon ed è stato completamente ignorato. Non era questione di essere o non essere accettato (infatti nessuno tra i lettori-beta che lo hanno letto ha mutato la sua opinione nei miei confronti) ma solo di mancato riscontro da parte dei lettori.

      • Non dubito che nei cassetti ci siano storie diverse da quelle rese pubbliche, in un certo senso più dure. Pubblicamente però vedo molta autocensura e preoccupazione per come gli altri ci recepiscono, immaginano e giudicano. Conta l’immagine social, socializzare, ci si muove su un terreno comune, che per uno scrittore mi sembra limitante. Vado sempre alla ricerca di nuovi spunti, osservazioni non banali o già dette. Ne trovo poche o non ne trovo.

  5. Si {ho la tastiera sgarruppata del pc vecchio, perdona qualche segno bislacco o correggi tu, come vuoi} aleggia un certo buonismo, ma capita di dire “no, non sono d accordo”. Tuttavia mi capita di dissentire molto e tenere le considerazioni per me.

    • tizianabalestro

      Dipende Sandra. Essere accondiscendenti in tutto è strano. Per quanto possa voler bene, avere stima di qualcuno, essere il mio migliore amico, ti dico la mia opinione. Un “dislike ” ci sta tutto, a volte. Solo si deve tenere per sé i modi bruschi nel dire la propria, avere punti di vista diversi ti porta al confronto, al dialogo, a conoscere l’altra persona. Se tu non mi esponi i tuoi pensieri e le tue idee, non saprò mai cosa pensi. Ed io vorrei saperlo.
      Spesso dobbiamo darci una tirata d’orecchie, se necessario, tra amici.
      Questo però si ha quando hai una una grande confidenza che, a sua volta si raggiunge non censurandosi.
      La verità paga sempre.

    • Vorrei che capitasse sempre meno da me, ma non ne sono sempre sicuro. Immaginarsi scrittori implica anche avere opinioni proprie che non piacciono agli altri o comunque divergono. Bisogna essere brutti, sporchi e cattivi – usiamo questa formula –, cioè se stessi e non una mediazione per restare nel gruppo. Spesso apprezzo scrittori che con cui non condividerei neppure uno scompartimento di treno. Li apprezzo in quanto scrittori, solo questo conta in quanto lettore.

      • Helgaldo: tipo pare che Celine non fosse affatto una brava persona eppure rimane uno degli scrittori + apprezzati del ‘900. E quando dici “Li apprezzo in quanto scrittori, solo questo conta in quanto lettore” è molto molto moltissimo vero e importante, ma io non riesco a scindere scrittore e persona, se uno per certi atteggiamenti mi sta sulle scatole difficilmente comprerò i suoi libri, così come quando dico che mi capita di dissentire e stare zitta è più per atteggiamenti che per quanto hanno pubblicato nei loro libri.

        Tiziana chi legge da tempo il mio blog sa quanto io sia sincera, è una caratteristica riconosciuta e apprezzata, sono limpida, se dico una cosa di sicuro la penso, ma a volte semplicemente ometto, perchè so di essere anche una persona polemica e non ho voglia di tirare in piedi polveroni.

      • E dal momento che sono nata lo stesso giorno-mese di Sandra, io ho la stessa tendenza alla polemica 😉
        Ergo, se dico che i libri di Sandra mi piacciono, puoi essere sicuro che è la verità. Di altri libri-blogger ho detto di averli apprezzati, nonostante non fosse il mio genere, ed è vero. Altri ancora li devo leggere per poter esprimere un parere. Ma piuttosto che dare una stroncatura pubblica, credo che preferirei scrivergli in privato, con motivazioni.
        Del resto, togliendo grammatica e ortografia, resta lo stile e il genere. E tutti e due vanno a gusti.

  6. Per me Chuck Palahniuk è uno dei migliori brutti, sporchi e cattivi.
    E anche Marquez, sia lo scrittore che il pilota ovviamente.
    Secondo te, Emily Bronte può considerarsi tale? (Secondo me un po’ sì).

    Per il tono di conciliante bontà che si usa tra blogger, non capisco come proprio noi che veniamo dalla generazione Maria de Filippi ci dobbiamo ancora rendere conto che insultarsi è la chiave del successo e della affermazione personale. Anche per questo ho scelto di non moderare i commenti sul mio blog. Speravo in accesi dibattiti, invece al massimo mi scrivono “Sei una cogliona” senza nemmeno un po’ di pathos e senza spiegare il perché. Ma che cazz’….

    • Emily Bronte, un altro tipino mica da ridere. Manca un po’ di visione trasversale nei blog, sì. Per fortuna c’è l’ironia che salverà il mondo, o almeno quelli che sono ironici.

  7. Bisogna nascerci, brutti, sporchi e cattivi. Puoi provare anche a diventarlo, ma la natura vera vince su tutte le maschere. Se potessi scegliere da che parte stare, forse sarei un po’ più brutta, sporca e cattiva, ma poi mi dico “perché”?, solo per divertire qualcuno o per offrirgli spunti nuovi di riflessione?

    • Ma non lo si è per gli altri: bisognerebbe esserlo per se stessi. Se c’è un cartello che dice “vietato entrare” a me viene da entrare. Parlavi poco tempo fa della censura su certi argomenti. Dicevi se ricordo bene quanto sarebbe difficile scrivere di un killer gay (magari ho solo sognato che l’hai detto). Se sei brutto, sporco e cattivo lo fai, e non ti interessa che il lettore sia o no d’accordo. E lo fai non perché hai una tesi contro i gay da dimostrare, o problemi irrisolti con l’omosessualità, ma perché vuoi affrontare questa sfida al pari di altre.

      • Grilloz

        “Sarebbe difficile scrivere di un killer gay”
        Murakami in 1Q84, però è buono (insomma, sempre un killer è).

  8. Simona C.

    Da vigliacca quale notoriamente sono, lascio fare i brutti, sporchi e cattivi ai miei personaggi così scrivo quello che penso senza metterci la faccia, ma è così anche per dire cose belle, pulite e buone che mi imbarazzano. Diciamo che sono onesta barando.

  9. I tuoi post non mancano mai di farmi sentire una merda.
    Mi manca quando avevo sedici anni ed ero brutta, sporca e cattiva. Adesso sono una blogger. Al massimo sono brutta, sporca e cattiva di nascosto.

  10. tizianabalestro

    L’importante è essere sinceri con sé stessi. Cosa cambia se usi uno pseudonimo o il tuo nome vero? Non devi dimostrare niente a nessuno. Se devi dire una cosa, dilla. Al lettore colpisce quello che dici, non il tuo nome anagrafico. Men che meno in un commento. Ho scrivo Tiziana, o anonimo, o futura 2000 non conta.
    Merda (santo cielo, inizio anche a parlare più colorito) è ben altro. Ognuno è libero di mettere il nome che vuole su uno scritto. Prova a leggere qualcosa di cui non sai il nome, ti ha colpito? Sì. In quel momento hai pensato al suo nome e cognome, no. Hai sentito l’emozione e basta.

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