Billy Budd, una bara grigia

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«… si può aggiungere che al momento opportuno il mastro d’armi venne affidato al mare con tutti gli onori funebri confacenti al suo grado di marina».

C’è questo breve cenno a Claggart, il «cattivo» di Billy Budd, mentre la sua bara sprofonda in mare aperto consegnandolo alle tenebre. E così uno dei tre protagonisti del romanzo se ne esce di scena in punta di piedi nel capitolo 23 del libro. Dopo essere stato per molto tempo al centro della storia e delle osservazioni del narratore, pagine e pagine attorno alla sua figura, appena riceve il colpo mortale da parte di Billy Budd, il mastro d’armi sparisce completamente dalla storia. Nessuno lo piange, o recita una preghiera per lui, o ha un minimo cenno di pietà per la sua vita improvvisamente recisa senza un motivo evidente. Sembra quasi che cessata la funzione narrativa che Melville gli ha assegnato, la parte del cattivo, non valga la pena ricordarlo neppure come cattivo. E qui mi domando come ci saremmo comportati noi aspiranti.

Non l’avrei lasciato andare così facilmente. Si dice sempre, anche nei blog degli aspiranti scrittori, non solo nei manuali di scrittura creativa, che bisogna amare i propri personaggi, o almeno provare nei loro confronti un sentimento profondo, anche di odio, ma profondo. Qui, però, mi pare che Melville non solo non ami Claggart, ma neppure provi quell’avversione nei suoi confronti che gli faccia esprimere un giudizio tramite la bocca di qualche altro personaggio del romanzo. Sparisce e basta, come un sacco vuoto, puro involucro, avanzo del rancio gettato in mare e la nave va via leggera, come se Claggart non fosse mai apparso sulla scena. Già il fatto che vi scriva queste note su di lui nel capitolo dove tutto l’equipaggio viene radunato sul ponte per apprendere dell’esecuzione capitale che da lì a poche ore vedrà protagonista Billy Budd, la dice lunga sulla mia visione del tutto opposta a quella di Melville. Voi, lettori, lascereste andar via così il mastro d’armi John Claggart, dopo averne condiviso i pensieri per tante pagine del romanzo?

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13 commenti

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13 risposte a “Billy Budd, una bara grigia

  1. Io ho avuto la netta sensazione che Claggart, con il pugno di Billy, sia stato ridotto al silenzio senza possibilità di appello. È passato istantaneamente da colui che voleva prevaricare su una persona indifesa a persona indifesa egli stesso. Nessuna difesa quindi, né da parte di sé stesso, né da parte di qualcun altro, Melville incluso. Come se appunto la sua punizione, “decisa” dall’autore, consistesse nello sperimentare in prima persona cosa significhi subire senza poter far nulla.

    Che poi sia un effetto narrativo voluto o meno, onestamente non saprei dire.

    • Mi dà un senso di incompletezza, ho avuto questa sensazione. Che Claggart sia ingiustificabile lo sappiamo dal narratore, Vere non può sapere però tutto quello che sappiamo noi. Sotto i suoi occhi è morto un uomo, un suo ufficiale, per mano di un altro uomo. E Claggart non ha mostrato mai verso nessuno atteggiamenti da meritare la morte senza processo. Vere lo minaccia che c’è la morte per falsità, ma dopo un processo, e non durante e per mano di un uomo definito da Claggart stesso pericoloso.

  2. Io avrei eventualmente sottolineato proprio la probabile quasi “soddisfazione” dell’equipaggio per la morte dell’odiato mastro d’armi.
    Però Melville ha preferito una posizione più neutrale su questo aspetto, si limita a riferire il fatto e non aggiunge altro.
    C’è da sottolineare un aspetto importante: il manoscritto giunto a noi è verosimilmente una bozza ancora da editare, l’autore ci ha lavorato sopra negli ultimi anni di vita e non fece in tempo a fare la “bella copia”, ci restano solo dei fogli manoscritti con correzioni varie. É plausibile che se Melville fosse vissuto qualche anno in più avendo il tempo di editare il manoscritto, alcuni passaggi del romanzo sarebbero diversi.

    • Tiziana

      Forse è bello per questo. Qualche imperfezione oppure scelta diversa rispetto a come si pensa. Non lo trovo sbagliato. Tacere su una persona cattiva, la fa togliere dalla mente. Lo ha annullato, come forse faremmo noi con qualcuno che ci ha fatto del male. Col tempo. Melville ha drasticamente tolto quell’uomo prima che il libro finisse.

    • Hai ragione, il romanzo non è concluso. Ne parlerò, ci sono passaggi che sembrano più appunti che prosa. Ma l’incompletezza è qualcosa che si avverte anche in Moby Dick e Bartebly lo scrivano. Alcune scelte sono giustificate con la parola destino, e tanto basta.

  3. Tiziana

    Un po’ forte come decisione. Claggart non esiste più appena cessa di respirare. E in effetti dovrebbe essere così. Melville sembra prendere una posizione netta. Io,la vedo come un rifiuto di parlare di qualcuno che non va ricordato, solo lasciato andare. Si concentra su Billy e Vere. Le parole per Claggart non vengono espresse da nessuno, invece per…
    Io ho finito il libro. Mi è piaciuto tanto. Mi ha dato il senso che ognuno di loro ha il suo destino a cui non possono sottrarsi. Un destino comune, sia per i buoni, sia per i cattivi.

  4. Tiziana

    Faccio una nota personale.
    Ti ringrazio Helgaldo per averci unito in questa lettura. Non mi era mai capitato di farlo e poter dire le impressioni su un libro, leggendolo insieme con altri e poi confrontarsi. Mi ha insegnato molto, non solo nella comunicazione con gli altri che, molte volte non è costruttiva, ma solo fine a se stessa, ma pure a stare attenta nel leggere e valutare quando si scrive. Una piccola lezione involontaria.

    • Grazie, Tiziana. Manca poco alla fine e siamo ancora qui. Spesso, in effetti, si parla di un libro con frasi generiche e commenti di circostanza. Invece siamo partiti anche dal libro per parlare delle nostre prose e di nostre opinioni sul mondo.

  5. Il fatto che esca di scena così però non implica che non sia stato amato o odiato dal suo autore. Ci sono personaggi che io molto ho amato e che hanno a malapena due battute, ma so tutto di loro e voglio loro bene, anche se quella, semplicemente, non è la loro storia.

  6. iara R.M.

    È vero che Claggart scivola via in sordina. Gli stessi fatti annunciati dal capitano Vere sono accolti in silenzio. Solo un mormorio messo tempestivamente a tacere fa immaginare lo stupore e chissà quali altre considerazioni sull’accaduto tra gli uomini dell’equipaggio. Giustamente, fai notare che nessuno era al corrente degli intenti di Claggart, quindi, perché tanta indifferenza per la sua morte? Mi sembra che la voce narrante non si insinui nei pensieri dei marinai per svelarli. Descrive come in una cronaca solo i fatti. Ma cosa si sarebbe potuto scrivere di più? Quali parole avrebbero potuto accompagnare l’addio a Claggart aggiungendo valore alla storia? Forse, quel vago mormorio tutto sommato può bastare. Mi viene anche in mente quella differenza tra uomini di terra e di mare che già ci ha fatto discutere e che potrebbe influire sulla percezione di certi fatti e renderla diversa dal nostro modo di sentire. Può darsi che non ci fosse l’abitudine a discutere certi eventi. Le cose accadono e basta e tant’è. La morte è un fatto come un altro. Noto un certo essenziale pragmatismo che secondo me andava rispettato.

  7. Luz

    Immagino che sia spiazzante e che lasci anche un po’ di amaro nel lettore, però a volte restiamo attratti anche da queste scelte che stridono con quelle di scrittori che comunemente leggiamo o con le nostre se aspiriamo a diventarlo. Forse la buona letteratura è anche quella che porta a una sensazione, a una riflessione, pur non condividendo allo stesso tempo le scelte dell’autore.

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