Il piacere della non lettura

Il momento più bello per un lettore è l’intervallo di tempo che separa la non lettura dalla lettura, quando riponiamo il libro appena terminato e iniziamo a pensare quale sarà il prossimo da leggere. In quelle ore, gli ultimi echi della storia appena conclusa ancora ci risuonano nell’animo, se è piaciuta, ma contemporaneamente una parte del nostro spirito è già proiettata verso il nuovo libro.

Libro non del tutto sconosciuto, a pensarci bene. Alcuni cose di lui già le sappiamo: ne conosciamo magari l’autore, a volte la trama; ma anche solo il tenerlo in mano instaura tra lui e noi una relazione intima pur non avendo ancora letto neppure una pagina. Accarezzarne la carta, osservarne la copertina, sbirciarne il frontespizio, l’indice; osservarne il font scelto per la stampa, l’interlinea, gli a capo, i filetti, l’armonia degli spazi pieni e vuoti sulla pagina; e poi farsi un’idea, sfogliandolo velocemente, se troveremo molto dialogo incolonnato o fitte pagine di descrizione. Un libro che già attrae prima ancora di leggerlo.

Quantomeno in questa non lettura le nostre aspettative su di lui, il nuovo libro, sono tutte integre e vitali. E anche se resteranno in parte deluse man mano che la lettura avanzerà, per ora la novità ci rende euforici e curiosi, come bambini che aspettano con impazienza la favola prima di addormentarsi.

Questo momento di non lettura, per me, ha un gran valore. Dover pensare al prossimo libro mi dà un senso di libertà assoluta, difficile da spiegare. Eppure credo di non essere l’unico a provarla. Che cosa leggerò, quindi? La scelta per fortuna è ampia, quasi illimitata. Potrebbe trattarsi di un saggio o di un romanzo, in base all’umore del momento.

E poi lettura o rilettura? Altro dilemma amletico, ma non tragico. Cercando il nuovo libro tra i miei scaffali ne potrei intercettare uno già letto tanti anni fa, e catturato dalla voglia di rileggerlo – perché l’ho apprezzato o perché non l’ho apprezzato ma vorrei dargli una seconda possibilità essendo passato tanto tempo che mi vede ora più maturo e pronto per dialogare di nuovo con lui – potrebbe essere lui a spuntarla su quello mai letto in precedenza.

Per fortuna ho centinaia di libri tra cui scegliere, non ho bisogno di entrare in libreria per colmare questo curioso stato d’animo di non lettore. Sono tanti i libri acquistati ieri o dieci anni fa, ma che poi sono stati superati al fotofinish da altri che erano già in casa. E così, pazientemente, se ne stanno ad aspettare l’ispirazione giusta per essere aperti e magari divorati.

Tolstoj, Márquez, Calvino… Tutto Hemingway mi guarda. In un angolo c’è Stephen King quasi ingiallito. A fianco Carver, l’ultimo acquisto che profuma ancora di libreria. Ma la mia mano si sofferma ora su Gadda, Quer pasticciaccio che per ben tre volte ho iniziato e quasi immediatamente abbandonato. Chissà se questa sarà la volta buona? Eccolo tra le mie mani, mi ricordo di averlo ricevuto insieme ad altri come premio a un concorso letterario. Sto per aprirlo, rileggere ancora l’incipit con don Ciccio Ingravallo, l’investigatore protagonista. Invece poi il mio sguardo si posa su un modesto libriccino ingiallito, che viene da una libreria di un mio conoscente che alla morte mi ha donato i suoi volumi. È un libro del ’90, la carta ingiallita lo dimostra. In copertina troneggia una bella incisione di William Hogarth del 1724 raffigurante monarchia, episcopato e legge. Si tratta di Jonathan Swift, Libelli. Ne vengo attratto. Ma è quello che c’è scritto sotto a farmi decidere per lui: scelti, tradotti e annotati da Giuseppe Prezzolini. Due scrittori al prezzo di uno.

Buona non lettura a tutti.

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13 commenti

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13 risposte a “Il piacere della non lettura

  1. Sì, è un momento molto bello quello dell’intervallo emotivo, anche quando si aggiunge il fatto di doversi procurare il libro andando magari in biblioteca.

  2. ORE?
    Io tra un libro e l’altro faccio passare pochissimi minuti, giusto il tempo di farmi prendere “dalla pancia”…
    Segui l’istinto, non ragiono, agisco di scatto, ed è una delle parentesi più belle che vivo.

  3. Massimiliano Riccardi

    Vero, cerissimo.

  4. Ah, Il Pasticciaccio, letto due volte, una molto di recente per il gruppo di lettura, e ancore non so dire se mi sia piaciuto…
    A dire il vero io non amo molto questo interregno, soprattutto se ho amato il libro appena concluso. Il mio momento preferito è l’inizio di un bel libro, quando l’amore è fresco ed è ancora tutto da scoprire e pregusto le ore che passeremo insieme.

  5. La mia fase di non lettura dura qualche giorno quando il libro appena finito mi è rimasto dentro: è un’ impronta che non svanisce subito. Ci penso, ci ripenso a lungo, finché non mi libero di quella storia non so iniziarne un’altra. Se il libro non mi è piaciuto o non mi ha lasciato nulla, lo stesso giorno ne prendo un altro e riparto.
    Per quanto riguarda la scelta, la mia libreria trabocca di libri non letti: io compro e accumulo; ho anche un bel po’ di eBook nel Kindle. Mi dà gioia solo sapere di averli. La cosa fantastica è che nonostante abbia un mare di cose da leggere, se mi entra in testa qualcosa che non ho, non aspetto di smaltire i libri già in mio possesso, esco e vado a comprare quello che ancora mi manca.
    Vicina al caso patologico. 😊

  6. iara R.M.

    Quando un libro non mi è piaciuto ho fretta di scrollarmi di dosso il senso di delusione; la scelta diventa veloce anche perché ho una lista lunghissima di desideri da cui scegliere. Quando, invece, un libro mi ha colpita ho bisogno di tempo per iniziare una nuova lettura e lasciarmi andare a un’altra storia. Mi sembra quasi di parlare di una relazione sentimentale e forse, un pochino lo è.

  7. Grilloz

    Ammetto che da quando leggo prevalentemente in digitale sono diventato un po’ bulimico.

    P.S. il pasticiaccio lo lessi al tempo del liceo e ricordo che mi piacque parecchio…

  8. Luz

    Mi capita di rileggere, ma cerco di non lasciarmi tentare troppo.
    Già non basterebbe una vita per leggere tutto quello che si dovrebbe.

  9. Tiziana

    Quando non leggo, scrivo, quando non scrivo, leggo. Quando né leggo, né scrivo, vivo.

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