Il diavolo e l’acquasanta

I punti di interscambio della metropolitana di Milano, e le relative brevi attese dei convogli, offrono al lettore attento, sempre in guardia, inaspettati incontri con le parole. Alla stazione Cadorna, per esempio, in questi giorni ci si può imbattere in due pubblicità sugli enormi cartelloni che tappezzano le fermate di M1 e M2, che solo a una prima lettura superficiale e distratta non hanno nulla in comune tra loro.

La prima è di Gram, nota azienda gelatiera, che invoglia il lettore-consumatore a un assaggio del suo celebre gelato, grazie a un concept semplicissimo, a caratteri cubitali: «Imperfetto, ma vero».
Qualche cartellone più in là, invece, i copywriter di Visit-Corsica.com invitano ad assaggiare l’isola francese nel cuore del Tirreno con la campagna «Naturalmente in Corsiva!».

L’istinto mi ha portato a trascrivere i due concept in due momenti diversi, anche se ravvicinati – in più punti della stazione sotterranea incontriamo ossessivamente le due pubblicità –, ma la teofania mi è apparsa chiara e intera solo quando girandomi ho visto i due cartelloni affiancati nel breve tratto di banchina che serve per spostarsi dalla linea verde direzione Abbiategrasso alla linea rossa direzione Duomo.

In quel punto l’apparente diversità merceologica, grafica e dei testi viene annullata: le due pubblicità risultano strutturalmente identiche. A parte il richiamo alla natura, che vale per entrambe, da lettore ma anche da scrittore quello che mi interessa è l’identica costruzione del concept. Tre parole, la prima lunga, poi una cortissima, infine il vocabolo che deve colpire l’immaginazione. Stesso schema.
Ma chi di voi dovesse percorrere frettolosamente quel breve tratto di pavimentazione, si fermi un attimo a osservare la collocazione spaziale delle parole all’interno del cartellone. Noterà che la prima è isolata, solitaria, e dopo un a capo, sbandierato a sinistra vengono le altre due parole.

Dubito che le campagne siano state affidate alla stessa agenzia pubblicitaria che abbia copincollato la modalità di visione dell’una per l’altra. Mi viene quindi da supporre che esistano strutture linguistiche e rese grafiche che funzionano meglio di altre nel raggiungere efficacemente l’attenzione del consumatore-lettore con accresciuta efficacia.

Se è possibile per la pubblicità questa precisione sul target, grazie anche a determinate conoscenze tecniche, dovrebbe essere possibile anche per un romanzo destinato alla catena inversa lettore-consumatore. Sicuramente la lettura è l’amo per giungere all’acquisto: viaggio, gelato o libro il principio è identico. Lo dico soprattutto per quelli che producono sinossi disordinate e strilli pretenziosi e deboli per i propri libri. Messe al posto giusto, tre semplici parole sono sufficienti.

Ottimale sarebbe poi leggere un bel libro su una stupenda veranda, la sera al tramonto, in Corsica, gustando un gelato prodotto a regola d’arte.

Buone vacanze da Helgaldo

 

Dio detta all’uomo. Il diavolo direttamente scrive.
Qualcuno in tempi lontani, con felice sintesi, ha contratto il nome Helgaldo in Hell, o Hel: demone minore dei blog, sempre polemico, accigliato, fastidiosamente professorale, si picca di insegnare ai comuni mortali – il diavolo non lo è, mortale – i segreti della buona scrittura. Come se lui avesse mai scritto qualcosa di acquistabile e leggibile. Sempre pronto a ingannarvi per farvi precipitare, ad allontanarvi dalla retta via della pubblicazione. Non seguitelo.

Creatore malefico di bugie, di storie senza capo né coda, di citazioni ed esperienze inventate di sana pianta, mai accadute: ne è una dimostrazione questo breve frammento, buono per sedurre gli sprovveduti e gli ingenui, predica corrotta. Non è vero niente dei fatti che racconta, tutto nel suo blog è racconto, falsità, a partire dal nome stesso di chi ne è autore. Basta una semplice verifica empirica per rendersene conto: è vero che in rete c’è la conferma che le due campagne pubblicitarie citate esistono, e ci sarà in giro per Milano qualche cartellone pubblicitario che le attesta. Provate invece a percorrere quel breve tratto indicatovi con certosina precisione, dove dovrebbero essere accostate: non troverete niente.

La costruzione letteraria, l’inganno che si regge sulla precisa descrizione fisica, testimoniale ma di una testimonianza falsa, ha come scopo infiltrarsi nella vostra immaginazione, come un soldato guastatore oltre le linee nemiche. Basterà camminare e giungere sul luogo indicato come ho fatto io per veder crollare i castelli di carta su cui è costruito questo testo, vuoto pneumatico di pensiero e verità. Da dove sto scrivendo – editoria, appunti di scrittura, fiction. Soprattutto fiction, signori miei. Solo fiction. Ma non le sentite le risate dell’improbabile «lezione» di scrittura?

Nel frattempo lui ghigna dai bassifondi, dalle fogne in cui vive, della vostra appassionata lettura. Il consiglio che vi dà è del tutto inservibile, pindarico, stravagante. L’occhio del critico, invece, svela il vero scopo della pseudo-riflessione che vi ha abbagliato per un attimo facendovi solo perdere tempo.
La sua furbizia infernale consiste nell’usare parole di un contesto, e grazie alle infinite combinazioni della vita, trasferirle in un altro.

«Naturalmente un manoscritto» è questo quello che lui ha in testa, il prologo del Nome della rosa, dove Eco finge il ritrovamento delle memorie di Adso da Melk. Finzione letteraria, motore della storia celato dietro a quel «Naturalmente in Corsica!». Per deridervi.
«Imperfetto, ma vero» è invece quel romanzo che Hell vorrebbe farvi scrivere, ma che lui di certo non scriverebbe mai, in contrasto con le leggi di tutti i manuali di scrittura che propongono giustamente le regole per costruire il romanzo perfetto, tanto perfetto da sembrare vero, e di cui si sente spesso la mancanza nella letteratura odierna. E a cui invece vi prego di tendere.

Instillare l’idea sottile e traslata che nell’imperfezione stia il vero, è tipica dei demoni. Non seguite quell’invito, anche se nascosto dietro altra innocente materia, non leggete i cartelloni, non apprendete da essi i segreti del marketing, pensate solo con la vostra testa. Non traete lezioni da chi non ha lezioni da offrirvi. Dissociatevi da questo blog, salvate la vostra scrittura dall’eterno Nulla. Vade retro, Helgaldo.

5 commenti

Archiviato in Trame e personaggi

5 risposte a “Il diavolo e l’acquasanta

  1. Michele Scarparo

    Stai solo cercando di sviare chi legge, perché nella realtà succedono delle cose tipo queste:

  2. Oggi, mentre aspettavo la metro fermata Arco di Travertino direzione Battistini sono rimasta colpita da un cartellone pubblicitario che promuoveva un “corso di non scrittura” tenuto da un tale blogger di nome Helgaldo. I copywriters del sito “Da dove sto scrivendo” si sono inventati la formula: “Innaturalmente perfetto” e vedendo un’enorme carota svettante nell’immagine del manifesto mi è venuto spontaneo fare un’associazione di idee.
    Però, questo Helgaldo, che idea sottile e traslata è riuscito a instillare… proprio un gran diavolo tentatore!
    Lungi da me scoprire di cosa è capace!

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