A scuola di ragionamento

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«In Italia abbiamo una grande quantità di scuole di scrittura, ma ne servirebbero prima di ragionamento». Lo ha detto Adelino Cattani, che presumo diriga una scuola di ragionamento.
In verità sembra una frase buttata lì solo per fare polemica e avere un minuto di notorietà, eppure quanto leggo in rete non fa che riportarmela continuamente in mente.

Bisogna intendersi su che cosa si vuol dire con «ragionamento». Da un punto di vista scientifico-matematico la definizione dovrebbe essere molto stretta: non si può affermare A e non A nello stesso post, nello stesso racconto, nello stesso romanzo. I pochi blogger con competenze logiche in senso stretto che mi è capitato di incrociare sicuramente sono riusciti a costruire un ragionamento logico ineccepibile, dandogli però una veste di trama, stile e contenuto molto deficitaria. In più, stimandosi nella loro stessa logica, di cui si sentono evidentemente padroni assoluti, nemmeno si accorgono della pochezza dei loro scritti letterari. E questi li scartiamo già cinque righe dopo l’incipit. È gente che potrebbero pubblicare della saggistica dignitosa, ma niente: anche loro attratti dalla calamita della letteratura. Perciò anche in questo caso A (logica) e non A (letteratura) convivono allegramente. Allegramente solo per loro, ovvio. Per chi legge è uno strazio.
In generale si ispirano all’ultimo Calvino, che leggono solo in chiave di logica, e arrivano a dire che da quel punto di vista è un mezzo disastro, o almeno è lacunoso. Dimenticano però che Calvino è uno scrittore, e la logica matematica non è terreno della letteratura, che viaggia sul piano del ragionamento, che non è la logica pura.

Il ragionamento invece ha a che vedere con la retorica, che dovrebbe essere il vero terreno dello scrittore. Da una parte, per esigenze narrative, può sembrare che la retorica segua la matematica, in realtà finge di seguirla. Dall’altro lato un ragionamento consiste nello sviluppo articolato, e direi anche approfondito, di una affermazione, una verità, una bugia, in modo da creare il piacere della lettura. Sì, ci piace leggere anche bugie. Addirittura credere nelle bugie. Quindi la retorica non va intesa come sillogismo (c’è anche il falso sillogismo, che dovrebbe tanto piacere agli scrittori). Esistono miriadi di figure retoriche e di falsi sillogismi che prendono il nome di «romanzo», e sono questi che fanno la gioia dei lettori.

Però il bello dei mondi di Tolkien, o di Blade Runner, o di Ulisse, o di Dante o di chi volete voi è che hanno in comune di essere tutti universi «ragionati» benché falsi. Invece ci ritroviamo degli aspiranti scrittori che in un post di tre righe riescono a dire sia A sia non A senza rendersene conto, e quindi non sapranno neppure costruire mondi coerenti. O, peggio ancora, dire solo A, incapaci di scavarci dentro un ragionamento vero o falso che sia. E quindi costruiscono mondi della vastità di uno zerbino. Insomma, è ora che le grandi quantità di scuole di scrittura includano una piccola porzione qualitativa anche di ragionamento.

Potrebbe anche darsi che tutto ciò che ho scritto non sia affatto vero, logico, ragionato. Ma potrò sempre giustificarmi dicendovi che, ahimè, non ho mai frequentato scuole di ragionamento. E neanche di scrittura.

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24 commenti

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24 risposte a “A scuola di ragionamento

  1. Stavo giusto per intervenire urlando: «Retorica, retorica, serve retorica!», ma l’hai già detto tu. Quindi, niente: retorica. Punto.

  2. Gli amanti della logica dovrebbero leggere DFW, non Calvino: come mi capita spesso di dire, la sua specializzazione in logica modale è estremamente visibile nei suoi scritti (specie quando passa alle logiche del second’ordine).
    Per quanto riguarda me, invece, un mondo delle dimensioni di uno zerbino mi sembra attraente. Piccoli problemi portano piccole preoccupazioni, presumo: potrei provare. Però potrei pure pentirmene… Peccato, persisterò producendo profane parabole popolari.

  3. Impietoso. Però… sticazzi, è vero. Io, per professione, sono portato necessariamente a rivalutare gli obiettivi e a pianificare scenari probabili. Con questo tipo di post mi costringi a rivedere anche le eventuali boiate che posso aver scritto oppure detto. I “calci nelle palle” come il post che hai scritto, meritati o meno che siano, invitano a fermarsi e a riflettere. Fanno bene a coloro che sono oggetto della critica e aiutano gli altri a mantenere la retta via 😀

  4. Non ho capito.
    Ma soprattutto ho letto il post tutto d’un fiato aspettando di sentire la voce del mio professore portoghese di Analisi Matematica I concludere con: “…si ricondusce a na funziona assscala. Como volevassi dimossstrare.”
    Considerando poi che sto attualmente scrivendo di uno spettro, mi chiedo se non hai letto i miei appunti e mi sono dimenticata qualcosa per strada… 😛

    • tizianabalestro

      Divago tre secondi per parlare con Barbara. Fate finta di niente voi sopra. Barbara, fai Matematica 1 con un professore portoghese? Curioso, forte! 😁 Ti impari pure un po’ di portoghese. 😀😀

    • Cosa non hai capito, Barbara?

      • Non ho capito chi è il latore di tanta mestizia. Quel “quanto leggo in rete”, che esclude il “letto in libreria”.

      • Devo essere sincero, in generale la carenza maggiore che trovo nei blog di scrittura è l’incapacità di spiazzare. Si procede per affermazioni già largamente condivise, si scrivono pagine e pagine ribadendo sempre lo stesso concetto tritato infinite volte già in passato. Inoltre tutti si trovano anche d’accordo, altra cosa strana, specie tra noi italiani. Vuol dire che ci sono pochi scatti di fantasia, mancano visioni alternative a quelle già condivise da tutti. Questo forse per incapacità di approfondire e argomentare, spero non per paura di mostrarsi diversi nelle opinioni. Tutti d’accordo, sempre. Ma uno scrittore, se vuole, sa essere provocatorio per scavare maggiormente e smuovere. Non vedo luce. Devo ricorrere ancora al letto in libreria per avere qualche pensiero originale, qualche spunto non banale. Ovvio che non vale per tutto ciò che leggo sui blog, ne seguo alcuni affascinanti che mi viene voglia di dire ma come fa a scrivere così, ad argomentare in questo modo? Da lettore, pretenderei da chi aspira alla pubblicazione di affascinarmi con le sue argomentazioni, i suoi pensieri, le sue parole.

        Qualche giorno fa ho letto un pezzo di Barthes sui francobolli. Mostrava almeno trenta (!) modi diversi di osservarli. Ti faceva vedere da scrittore un quadratino di carta dentellata. Chi è il blogger che mi saprebbe far vedere le trenta facce di uno stesso oggetto, di un sentimento, di una situazione. Stiamo ancora ai soliti cinque consigli di scrittura…

      • Ok, con l’esempio del francobollo mi hai spiegato cosa vai cercando. Credo però occorra distinguere dalla “letteratura di pensiero” dalla “letteratura di divertimento” (quest’ultima vende di più, ma non ha bisogno di pensare, anzi…). Inoltre, per quel che vedo, se qualcuno s’azzarda a scrivere qualcosa di “diverso” nella letteratura di divertimento (in alcuni casi con discreto successo) viene tacciato di non aver rispettato i “generi”, le “leggende”, i “canoni”, la “tradizione”. Insomma, scavare scavare per poi ritrovarsi chiusi nella fossa. Quindi penso che anche un povero scrittore abbia le sue grane prima di lasciarsi andare completamente alla fantasia.

      • Ironia della sorte: penso proprio a Stephen King tutte le volte che mi viene in mente il tema dello sviluppo argomentativo in letteratura. Vado a memoria, in On writing spiega la tecnica per argomentare. L’argomentazione è sempre un fatto tecnico. Se quello che dici è vero stia affermando che tutta la letteratura di genere non si basa sull’argomentazione. Stai dicendo che nei libri di Stephen King, Ken Follett, Agatha Christie, Isaac Asimov non c’è ragionamento logico. Se uno scrittore non argomenta, che cosa sta scrivendo?
        Credo invece che la qualità più alta di qualsiasi scrittore di genere e no, affermato o aspirante, sia la capacità di stupire con i suoi argomenti. Altrimenti perché leggerlo?

      • Davvero? Lo scrittore argomenta e ti porta da A a B sull’autostrada della logica. Lo Scrittore parte da A, dice che arriverete in B, ti fa fare il giro del vicinato e poi ti porta a vedere quel laghetto al tramonto. E B, dirai? Chissenefrega, dico io: l’importante è stato il viaggio e la compagnia.

      • Certo, A e B sono banali. Ma spesso si dimentica. I punti tra A e B, estremi esclusi, sono la letteratura. Andiamo per mare con Achab a caccia di balene.

      • Prendo il retino, allora.

  5. tizianabalestro

    Ahahah! Ci credo, in portoghese mischiato all’italiano (o viceversa) 😃😃😃 😜

  6. Dare una coerenza logica alla trama e al contesto della storia narrata (nonché al modo d’essere dei personaggi) è basilare.
    Condivido la critica, spesso c’è poco ragionamento nella narrativa di noi scribacchini.
    Io faccio del mio meglio per non incorrere in questo errore, non so se ci sono riuscito… Comunque ho un diploma da ragioniere, quindi dovrei saper ragionare 😛

  7. tizianabalestro

    Riassumendo non si trova nessuno che spiazzi quando argomenta. Può essere. È difficilissimo uscire fuori dal coro e far fluire quello che in realtà vorresti scrivere. Forse un tabù italiano. Personalmente non potrei scavalcare nei blog altrui argomenti che vorrei trattare, il modo di scriverlo e una certa libertà di pensiero, da non essere poi guardati come un alieno. Da lettrice, a volte noto la stessa tematica rimbalzata a destra e a sinistra vista però dal punto di vista del padrone di casa. Direi di sì, a volte c’è ripetizione. Sarà che io pecco di aver troppe argomentazioni ma mi serve, non solo per arricchirmi culturalmente (mi appassiono a molte cose, molte delle quali diverse tra loro) ma anche perché mi confronto per studio con realtà, paesi, diverse da noi.
    Falli questi nomi, almeno in privato, diglielo che vale. Se c’è qualcuno che sa argomentare, che ti lascia a bocca aperta quando scrive, non esitare. Forse nemmeno lo sanno di aver un potenziale. Forse non aspettano altro che qualcuno li sproni. Un complimento e un incoraggiamento non ha fatto mai male a nessuno.

    • Non ho detto, Tiziana, che non si trova nessuno che sappia argomentare. Ci sono, ma lo vorrei sempre da uno scrittore.

      • tizianabalestro

        Lo vorrei? Lo pretenderei. Se uno scrittore è monotematico, non sa argomentare, direi che ha sbagliato mestiere. La fantasia, la curiosità di andare a vedere nuovi mondi e riprodurli, osare, cambiare tematiche e perché no, anche stile letterario è la completezza. Se scrivi le solite storie, il solito modo, non è altro che la fotocopia di ciò che hai fatto in precedenza. Ripeto che è un modo di fare tipicamente italiano adagiarsi sul: “È andata bene, perché devo osare, perché dovrei mettermi in discussione con qualcosa di diverso ?”… oppure ci si lamenta di tutto, altro difetto italiano. Ho avuto la fortuna di conoscere scrittori sudamericani (alcuni abbastanza affermati) e mi si è aperto un mondo. Sicuramente ho limato i difetti di cui sopra, se ne avevo un po’, e, soprattutto mi metto in discussione ogni giorno. L’adagiarsi logora la creatività.

  8. tizianabalestro

    Pure sul fatto di essere tutti d’accordo è impossibile. Questo fa capire il tabù di non osare dire la propria. Io credo di essere una mosca bianca. Quando non mi torna qualcosa, se ho un dubbio, se la penso diversamente, lo dico. Può piacere, può dar fastidio, sarò simpatica, sarò antipatica. Pazienza. Quello che sempre mi ha dato fastidio è non dire la propria opinione anche se 20 persone la pensano diversamente. Questo vale nel mio quotidiano ma anche nei commenti se vai a vedere quando do la mia opinione. C’è da fare una considerazione però. C’è modo e modo di argomentare e pensarla diversamente. L’educazione e il buon senso ci vuole sempre. Si può essere in disaccordo, pur nel rispetto dell’opinione altrui.

  9. tizianabalestro

    L’argomentazione di stamattina, mi sembra una buona scossa per farci riflettere su ciò che si fa, si scrive, etc. Di darsi una svegliata, insomma (a casa mia si dice così).

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